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Cosa c’è dietro un’immagine?

Quanto lavoro c’è dietro uno scatto? Come si realizzano immagini di successo? Quanto è importante la sinergia tra hairstylist e fotografo? Sono solo alcune delle domande a cui hanno risposto Roberto Pissimiglia – editore EsteticaNetwork – e Amedeo Turello, prestigioso fotografo di moda, nel salotto virtuale di Filippo Sepe.

“Una rivista ha due anime: quella giornalistica e quella iconografica, entrambe forti. Ma se si tratta di un magazine di moda l’immagine è fondamentale: cattura l’attenzione del lettore, lo porta al testo e ad approfondire l’articolo”. Sono le parole d’esordio di Roberto Pissimiglia nell’avvincente diretta facebook svoltasi venerdì sera sul gruppo Filippo Sepe Academy – il mondo di noi hairstylst, che ha coinvolto tantissimi acconciatori alla scoperta di quelli che sono i tanti (e inaspettati) punti di contatto tra hairstylist e fotografo, svelando i segreti per costruire un’immagine di successo.

“Ogni giorno occorre selezionare centinaia di immagini e costringersi a fare scelte anche difficili –  continua Roberto – necessarie però per garantire un altissimo livello di qualità: gli scatti devono sempre essere forti ed esprimere ricerca, tendenza e in qualche modo avanguardia, ma nel contempo contenere anche degli stimoli per realizzare qualcosa di utilizzabile ogni giorno in salone. Le immagini sono un po’ come le forbici per il taglio del parrucchiere: tutto parte da lì”.

Spazio poi alle domande di Filippo Sepe e Roberto Troncone ad Amedeo Turello, che ha sottolineato i tanti punti di contatto – inaspettati – tra la figura del fotografo e quella dell’hairstylist. “Si tratta in entrambi i casi di un lavoro che si impara a livello base con un percorso scolastico, ma che poi si acquisisce realmente in anni di bottega, con l’esperienza sul campo. Sul set, fotografo e parrucchiere sono le facce creative di una stessa medaglia, che è l’immagine finale. E che si rivela vincente tanto più questi fattori sono riusciti a lavorare in sintonia, mettendo da parte l’ego per collaborare e concorrere insieme al risultato, aiutandosi e rispettandosi a vicenda”.

“Creare un’immagine – continua Turello, fotografo molto amato da grandi personaggi del jet-set e della moda – significa fare un lavoro di squadra e saper creare un rapporto empatico con tutti. E soprattutto ricercare i contenuti adatti da narrare. Uno scatto funziona quando va al di là di tutte i fattori che lo compongono (capelli, abito, modella, luci, location) e riesce a raccontare una storia, a fare immaginare altro dalla somma del tutto”.

“Ma quali sono le attenzioni che si devono riservare a un personaggio famoso quando si è sul set?” – ha chiesto Filippo Sepe a Turello, autore di ritratti – tra gli altri – ad Alberto di Monaco, Naomi Campbell, Valeria Mazza, Kevin Costner e Carmen Dell’Orefice – “Dopo tanti anni di esperienza ho imparato che è fondamentale conquistarne la fiducia. Ascoltarlo, iniziare a scattare, poi quando si è creato un rapporto, allora si può chiedere di più. Spesso questi grandi nomi sono abituati a vedersi sempre nello stesso modo. Io amo invece ritrarli in maniera originale: per farli entrare nella storia che mi sto immaginando, spesso uso il loro stesso cellulare per coglierli in una luce diversa e fargli capire la direzione in cui vorrei andare: vengono subito conquistati dall’idea!”.

Tantissimi gli altri aneddoti raccontati durante la diretta facebook dagli intervistati che, visto il grande successo di pubblico, si sono dati un prossimo appuntamento sulla Fanpage di Filippo Sepe, che da sempre ci ha abituato ad eventi di grande interesse e coinvolgimento per chi questo mondo lo conosce ma impara a leggerlo sempre di più grazie ai tanti stimoli da lui proposti…

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Anno 2021 Eventi NEWS

Fotografia, riviste e parrucchieri: talk a tre voci sul mondo delle immagini

Dialogo tra un grande fotografo, Amedeo Turello e l’editore di Estetica, Roberto Pissimiglia. A ospitarli e intervistarli, il salotto digitale dell’hairstylist internazionale Filippo Sepe.

Continuano con grande successo i salotti digitali nati durante il primo lockdown sul Gruppo Facebook Filippo Sepe Academy e che da allora rimangono un appuntamento molto atteso dai professionisti del settore, per scoprire ultime novità e tendenze del mondo della coiffure. Molte le personalità che in questi mesi si sono “sedute” sulla poltrona del noto hairstylist  Filippo Sepe, che ha fatto da anfitrione delle conversazioni che hanno mostrato le mille sfaccettature della professione.

Venerdì 12 gennaio 2021, riprenderà il suo dialogo con Roberto Pissimiglia. Al suo fianco il fotografo Amedeo Turello, che in moltissimi anni di carriera ha realizzato servizi fotografici a top-model e celebrità, e che ha anche avuto centinaia di esperienze a fianco di stilisti di moda e di parrucchieri.

Argomento principe di questo dialogo? Il mondo delle immagini, regine indiscusse del lavoro degli acconciatori, e al centro della professione (e della professionalità) di entrambi. Ecco le 15 domande (e 15 risposte) per avere successo con le immagini di modacapelli di cui si tratterà durante la diretta.

  1. Quanto hanno contato e contano le immagini moda per una rivista come Estetica?
  2. Si può dire che parrucchiere e fotografo di moda siano ‘facce di una stessa medaglia’?
  3. Quanto conta la sinergia tra il fotografo e il parrucchiere?
  4. Qual è il contributo che ognuno dare alla costruzione di un immagine?
  5. Quando si ha a che fare con un personaggio celebre (sia un’attrice, un giornalista, una top- model o un politico, etc), quali sono le attenzioni da avere e gli errori da non fare?
  6. Quali sono le differenze nel fare il look per fotografare una cliente (o una donna normale) e una modella.
  7. Quali difficoltà poi comporta la pubblicazione su una rivista o online?
  8. Quanti look (o quante versioni) possono comporre una collezione di modacapelli?
  9. Meglio il bianco e nero o il colore?
  10. Come si sviluppa la ricerca per una immagine che possa diventare ‘icona?
  11. Come si coordinano i vari aspetti di styling/hair/makeup?
  12. Come si riconosce un’immagine iconica per chi poi la deve pubblicare?
  13. Perché a volte le immagini si assomigliano tra loro, per il look, la modella o il tipo di fotografia?
  14. Quali accorgimenti ha un fotografo per distinguersi e come può intervenire un photo-editor per marcarne la differenza?
  15. In un mondo che vive di continui raffronti e competizioni, qual è il ruolo dei contest fotografici e degli award: per i parrucchieri, ma anche per un fotografo o per un media?

Le risposte saranno ‘live’ venerdì 12 febbraio alle ore 21 sul Gruppo Facebook e sulla Fanpage di Filippo Sepe

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Obiettivo Turello

Dalla laurea in architettura all'immagine. Collezionista e fotografo di rilievo internazionale, amato dalle celeb, Amedeo M.Turello racconta la sua vision.
di Laura Castelli


Dinamico, frizzante, sensibile. Dalle mille passioni e qualche rimpianto. La sua carriera di fotografo inizia quasi per caso, frutto di un workshop durante le vacanze estive e di una coincidenza voluta dal destino.

Dalla laurea in architettura alla fotografia: come nasce la tua carriera?
Negli anni '60 tutti i marchi del made in Italy nel ramo dell'arredamento di interni e design che si stavano trasformando in industrie – come l'azienda di mio padre – facevano studiare da architetto i primogeniti maschi. In ogni caso a me piaceva tantissimo: a Torino c'era anche un humus molto particolare legato alla tecnologia e al Car Design.

Così sono stato tra i primi nel Sud della Francia a fare graphic design e lavori di pre-press a computer: ho iniziato a lavorare per un grande gruppo alberghiero di Monaco ristrutturando una loro rivista e trasformandola in Style Montecarlo, un magazine di moda distribuito anche per un certo periodo dal gruppo Condé Nast e che poi ho deciso di vendere perché amo affrontare sempre nuovi progetti. Così ho iniziato a lavorare con tutti i fotografi che passavano per Montecarlo e quando Helmut Newton è morto tutto il team che lavorava con lui ha iniziato a lavorare con me. Per questo i miei primi lavori – alla fine degli anni '90 – erano ancora molto connotati dallo stile di Helmut, anche se poi sono riuscito a staccarmi da quell'etichetta. Tutto ha avuto inizio da lì.

C'è una foto in particolare che ti ha fatto decidere di diventare fotografo?
No, ci sono tanti fotografi che mi piacciono ma sono quelli classici: non amo chi fa della sperimentazione uno stile, chi usa i filtri di phostoshop caratterizzando il suo lavoro dall'utilizzo della tecnica. Mi sembra superficiale, a me piacciono i fotografi che hanno uno stile consolidato: Avedon, Lindberg, Penn, Horst, Scavullo.

Hai un'incredibile collezione: oltre 1.500 immagini dedicate alla bellezza…
È nata per caso, 15 anni fa. Ho iniziato a comprare le immagini dai fotografi che mi piacevano e in quegli anni si poteva perché tutto era accessibile. L'avvento del digitale ha generato un forte processo di “democratizzazione” che ha favorito il collezionismo. Ho due progetti per la mia collezione. Una mostra a Roma oppure accettare l'offerta di una casa d'arte francese: una serie di esposizioni itineranti e poi la messa all'asta. Sono tentato perché penso che si debba sempre rimanere attuali, avere nuovi interessi e curiosità, adeguarsi ai tempi. E talvolta per farlo devi disfarti di qualcosa.

Qual è la sfida che c'è dietro ogni scatto?
È in funzione di ciò che si vuole ottenere. Chi fa fotografia non per arte ma per scopi commerciali alla fine è un mercenario. Come diceva Newton, siamo “pistole in affitto”: si fotografa per soddisfare un'esigenza di mercato. La sfida è quella di fare un'immagine bella ma anche funzionale al successo del brand che si pubblicizza. E non è un limite, ma un aspetto interessante, divertente. Siamo figli di una cultura popolare: oggi non basta scegliere ciò che piace ma anche quello che commercialmente funziona. Lavorare con la celeb: gioie e dolori di fotografare chi è già stato scattato mille volte…

Nei lavori commissionati cerco sempre di rispettare il brief che ricevo dall'azienda. Però in fondo penso che il mio lavoro non possa aggiungere granché a chi è già stato fotografato da tutti. Per cui trovo più interessante lavorare con chi non è ancora nessuno, oppure era qualcuno e adesso non lo è più o tornerà ad esserlo. A me piace la bellezza della anti-diva, i personaggi veri. Anche se sono più difficili da ritrarre: fotografare una celeb è facile perché conosce se stessa e ha fiducia in te. Ho lavorato, tra le altre, con Naomi Campbell, Eva Herzigova, Carré Otis e Carine Roitfeld. Sono donne piacevolissime, meravigliose, con cui è semplice lavorare. Mentre, sembra paradossale ma è così, spesso sono le persone meno note a rivelarsi incredibilmente snob.

Hai un personaggio che ti è rimasto nel cuore?
Carmen Dell'Orefice, che ha oggi più di 80 anni ed è una persona fantastica di cui e con cui si può parlare per ore; ha conosciuto la moda prima della moda. Quando ti racconta la sua vita ti fa venire i brividi, ha una grande classe in ogni cosa che fa.

Coiffure e fotografia: come ottenere uno shooting di livello?
La coiffure è uno degli ambiti più impegnativi: i capelli sono la cosa più difficile da ritoccare. Devi capire da subito cosa puoi rielaborare in una fase successiva e cosa lavorare bene sul set. E prestare massima attenzione alla texture del capello: spesso si caricano troppo con lacche e gel, con il rischio che sembrino impastati, duri. Fondamentale è la preparazione, che conta un 60/70%, ma il resto si gioca sotto le luci. Le foto più belle nascono proprio sul set: da un dettaglio irregolare che dà sapore all'immagine, il “touch” come lo chiamano in America…. I bravi parrucchieri sono quelli di cui sento il fiato sul collo, che si mettono dietro di me per capire cosa vedo in macchina e quale sarà il risultato finale. è la collaborazione col fotografo che dà la melodia…

Meglio uno shooting-verità o ricorrere a qualche posticcio per avere modelle-immagine?
La dialettica tra questi aspetti è sempre molto delicata. Spesso i parrucchieri prestano troppa attenzione ai capelli anziché alla modella nel suo insieme: ma è come scegliere un abito da una vetrina senza provarlo. Magari è bellissimo ma poi non sta bene. Personalmente credo sarebbe interessante per la coiffure e il beauty scattare donne vere, lasciandole tali senza snaturarle. Persone comuni che hanno contenuti diversi da offrire ma che possono ugualmente soddisfare lo scopo.

Fotografia digitale e postproduzione: quale limite?
Le fotografie sono sempre state ritoccate. Adesso è più semplice e veloce col digitale, ricorrendo a software appositi, ma una volta i ritocchi si facevano ugualmente, ricorrendo agli acidi. Il problema è come vengono fatti: ci sono limiti che non dovrebbero essere superati. Personalmente preferisco ritoccare solo alcune imperfezioni – una molletta che spunta dai capelli, un occhio che lacrima – sono un fotografo di stampo classico, non amo la postproduzione massiccia, che perde in verità. Il ritocco nella fotografia è un po' come la chirurgia estetica, che è bella quando non si vede. Non dimentichiamoci che in qualità di fotografi abbiamo la responsabilità di creare degli standard. Assurdo che la gente vada dal chirurgo estetico per farsi ritoccare come la foto di una certa modella che è solo un prodotto di photoshop e non esiste nella realtà…

Organizzi anche eventi legati all'arte e alla fotografia: come il St. Moritz Art Masters…
Sì per me è molto importante a livello creativo: mi occupo di eventi legati all'arte e alla fotografia proprio perché ho bisogno di mille stimoli diversi. è importante lo studio accademico, ma altrettanto importante confrontarsi, guardare, fare cose differenti. è fondamentale perché ti allarga la visione del tutto.

Hai ancora un sogno nel cassetto?
Dal punto di vista professionale mi piacerebbe fare sempre meglio e dare contenuti nuovi. Nella mia vita personale ne ho due: guidare un aereo e suonare la chitarra elettrica. Ma sto per diventare papà per la seconda volta quindi credo mi concentrerò solo sulla musica..