27 Maggio 2024

Quando l’alopecia diventa un’amica: la storia di Ilaria Santambrogio

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Una storia quotidiana e, al tempo stesso, fuori dall’ordinario: l’esperienza trasformativa di Ilaria Santambrogio nel libro Ai fiori non serve il pettine.

Un titolo che sicuramente cattura l’attenzione quello del libro firmato da Marina Gellona – giornalista, docente alla scuola Holden di Torino e scrittrice – che racconta il percorso personale di Ilaria Santambrogio, coach, consulente aziendale e co-fondatrice di ISN Agency.

Ilaria Santambrogio con la giornalista Marina Gellona Credits Foto: Irene Mastrocicco

Una storia vera che parte da una condizione condivisa da molte persone – soffrire di alopecia – ma risolta in un modo che solo pochi riescono a mettere in pratica, ovvero trasformare una situazione di disagio in un punto di svolta della propria vita.

“Il titolo e la copertina dialogano e raccontano il tema di questa storia di vita” spiega Marina Gellona: “la ricerca di una bellezza che – nel fare i conti con ciò che non c’è, in questo caso i capelli – può contare su ciò che c’è in ciascuno di noi: la capacità creativa di trovare una propria forma soddisfacente per sé e per lasciar affiorare la nostra anima sulla pelle”.

Il libro, uscito da poco per Capovolte Edizioni, “è per me uno dei modi che permettono di realizzare il mio proposito di vita, quell’intenzione profonda che mi fa alzare dal letto tutte le mattine” spiega Ilaria. “Io credo nella trasformazione positiva e nella fioritura verso ciò che è pronto a farsi strada. Come nella mia storia e nella storia di ciascuno di noi”. 

Cover libro Ai fiori non serve il pettine Credits Foto: Umberto Tortorelli

Qual è stato il punto di svolta, quello che ti ha permesso di (ri)fiorire?

Io lo collocherei con la lettura del libro Il potere di adesso di Eckhart Tolle. Quel libro ha generato una serie di riflessioni che mi hanno portata, finalmente, a uscire dalle innumerevoli identificazioni che mi ero creata: country manager di una multinazionale, donna realizzata e perfetta, mamma tuttofare, ecc, per cercare invece il mio sé più profondo. 

Ho imparato a lasciare andare i capelli, il perfezionismo, un’idea di felicità basata sull’avere, per fare spazio al mio sentire vero, autentico, che mi ha portato un fiore sulla testa e poi tutta una serie di cambiamenti di vita molto significativi.

Come è cambiato il rapporto con te stessa: prima con i capelli, ora senza i capelli?

Ci sono state tre fasi importanti nella mia relazione con i capelli: la prima, quando ho dovuto gestire la caduta totale, in cui, grazie anche a un buon supporto psicoterapico, ho costruito la mia autostima e ho iniziato a volermi bene così come sono. In quella fase avevo scelto di portare bandane, foulard e cappellini, ne avevo tantissimi di colori e fattezze diversi.

Poi c’è stata la seconda fase, quella della conformità. I miei capelli erano parrucche, inizialmente anche diverse, che alternavo in base al look, e poi via via sempre più simili l’una all’altra per non dare adito a nessun sospetto e permettermi di andare nel mondo in totale sicurezza/omologazione.

L’ultima fase è quella del fiore che mi dona la libertà di essere me stessa sempre, senza giudizio, a testa scalza, con un cappellino o con la parrucca dal colore trendy del momento.  

Credits Foto: Irene Mastrocicco

Si scopre che alla fine i capelli sono uno dei tanti elementi della bellezza: ora, con la tua esperienza alle spalle, qual è il consiglio che puoi dare alle persone che stanno iniziando un percorso analogo al tuo?

Il mio consiglio è di partire da sé, dall’amarsi e accettarsi, interiorizzare la propria unicità. Una volta che si è costruita questa base ci si può sbizzarrire. Il settore dell’estetica ha fatto passi da gigante in sostegno a una patologia come la nostra, dai tatuaggi estetici per le sopracciglia al trucco permanente, all’utilizzo delle ciglia finte. La cosa importante è piacersi e trovare un proprio stile che ci faccia sentire bene, in armonia con noi stessi e liberi dai giudizi. 

Pensi che i parrucchieri siano preparati per gestire casi come il tuo? ritieni potrebbe essere utile proporre dei corsi di formazione specifici?

Ho cominciato a perdere i capelli 40 anni fa, il settore era totalmente impreparato a gestire casi di questo tipo e il supporto mi è arrivato principalmente da operatori specializzati nella fabbricazione e vendita di parrucche. Quindi non frequento i parrucchieri da tanti anni e non so come si sia evoluta la loro professione in relazione a una clientela con bisogni e necessità come le mie. Quello che posso dire è che l’alopecia, in tutte le sue forme (areata, universale, androgenetica o da chemioterapia), è una patologia che sta crescendo e che richiede un’attenzione specifica. Penso che il parrucchiere di fiducia sia tra i primi punti di contatto per chiedere un supporto quando iniziano a manifestarsi i sintomi e trovare personale preparato con consigli e suggerimenti aiuta molto, soprattutto all’inizio.

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