22 Maggio 2022

Catherine Spaak: il suo caschetto iconico conferma uno stile senza tempo

La sua immagine è spesso collegata ai primi anni Sessanta, quando fu una delle icone di stile del periodo, ma i suoi  hair look si sono sempre rinnovati con la consueta classe.    

C’era nell’aria qualcosa di magico nell’Italia dei primissimi anni Sessanta, e Catherine Spaak contribuì a fare del nostro paese l’epicentro di un terremoto “estetico” e culturale che il mondo stava a guardare, imitando. Il suo mitico caschetto, il bob medio/corto, diventò il simbolo di una generazione di donne pronte ad emanciparsi, con un taglio nuovo, anti convenzionale, facile da gestire, geometrico e determinato.

Catherine Spaak: il caschetto iconico


Come Raffaella Carrà e Caterina Caselli, Catherine Spaak fu una delle prime dive a diffondere il trend del caschetto, partecipando a tre pellicole che sono rimaste nella storia del cinema italiano del dopoguerra, uscite esattamente tra il 1962 e il 1963: “La voglia matta”, “Il sorpasso” e “La noia”.


Nel primo film, diretto da Luciano Salce, Catherine è semplicemente perfetta con la sua presunzione giovanile, la sua sicurezza che si alimentava anche di un taglio per l’epoca simbolo di emancipazione femminile: il suo caschetto con frangia fece perdere la testa all’Ingegner Berlinghieri, interpretato da Ugo Tognazzi, così come al resto dell’Italia.

Nel Sorpasso di Dino Risi è passato qualche mese dalle riprese della Voglia matta, ma la formula rimane vincente, cambia solo la lunghezza: long bob. Un anno dopo, Catherine Spaak torna sul grande schermo con un film tratto da un romanzo di Alberto Moravia, La noia. Per l’interpretazione vince la targa d’oro al David di Donatello, ma il suo caschetto rimane il tratto inconfondibile di un’attrice che sta muovendo i primi passi per diventare… un’icona di stile.

Catherine Spaak: fascino intramontabile

Se gli anni Sessanta sono all’insegna del minimalismo chic del bob, il decennio successivo si apre all’insegna della grandeur: acconciatura bouffant, un trionfo di onde e boccoli per il cult di Dario Argento, Il gatto a nove code.


Con Harem sono quindici anni di stile in televisione, dal 1988 al 2002. Il taglio più frequente è un pixie cut voluminoso, nei colori ormai consueti di tutte le sue acconciature: un castano chiaro con diverse sfumature caramello, nocciola e biondo dorato.

Il cerchio si chiude. In tempi più recenti torna il caschetto che ha fatto di Catherine Spaak un’icona del cinema e della televisione italiana.Torna nella solita lunghezza media, poco sotto le orecchie. La frangia non è più un’opzione fissa, alternata spesso alla riga centrale. A oltre cinquant’anni dal suo debutto, il fascino di Catherine Spaak sembra essere intramontabile.

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