22 Maggio 2022

Shampora inventa la coiffure digitale e personalizzata: intervista esclusiva alla co-fondatrice Irene Gullotta

A tu per tu con Irene Gullotta, co-fondatrice di Shampora. Ci racconta com’è nata e come opera l’azienda capace di fornire prodotti haircare su misura.

Un’idea semplice: realizzare prodotti per capelli tailor made, rispettosi delle esigenze della singola persona. Shampora è riuscita a metterla in pratica grazie a un uso disinvolto della tecnologia, sia digitale sia tricologica.

Come funziona? Sul sito dell’azienda è possibile creare un profilo personale rispondendo a un questionario di circa 40 domande che spaziano dai capelli, allo stile di vita, fino alle abitudini e ai desideri del cliente. Grazie a queste informazioni, un algoritmo proprietario analizza i dati ed elabora una lista personalizzata di ingredienti. Prime Mask, Shampoo, Conditioner, Leave-In e Active Water vengono creati sul momento, ogni formulazione è unica e viene ulteriormente personalizzata con la fragranza indicata dall’utente in fase di consulenza, della quale è possibile scegliere anche l’intensità. Infine, i clienti dispongono di un’area personale dove sono conservate tutte le formulazioni che potranno essere modificate a seconda di nuove necessità e desideri.

Irene Gullotta, Chief Operating Officer di Shampora

L’idea di Shampora nasce qualche anno fa – racconta Irene Gullotta, Chief Operating Officer –  dall’esigenza di Manuel Corona, CEO dell’azienda, di trovare un prodotto che potesse prendersi cura sia della sua cute sensibile, che dei suoi ricci. Nonostante all’epoca lavorasse in un colosso del settore beauty, non riusciva comunque a trovare lo shampoo più adatto a lui senza dover scendere a compromessi. Manuel si fece allora fare un prodotto su misura e mi parlò dell’idea di fondare Shampora. Mi sono subito innamorata del progetto e così abbiamo svolto una dettagliata analisi di mercato su oltre 2000 consumatori per capire se effettivamente avrebbe avuto senso aprire un’azienda e se l’esigenza di Manuel fosse comune a tante persone. Alla fine si è dimostrata un’idea vincente”.

Qual è la mission aziendale e quali sono i vostri obiettivi a breve termine?

La nostra visione è quella di essere l’unico brand a cui le persone pensano quando hanno bisogno di qualcosa per i loro capelli, la loro unica destinazione per la hair routine, e lo vogliamo fare con la nostra tecnologia che mette al centro il cliente, personalizzando ogni singola parte dell’esperienza. La mission è quella di entrare nella quotidianità di almeno 1 milione di consumatori in Italia, Francia e UK nei prossimi due anni.

Quali sono le sue impressioni sul mondo coiffure attualmente, qual è l’esigenza che la vostra azienda va a coprire e che secondo voi era vacante?

Stiamo assistendo a una polarizzazione nel mercato della coiffure che sarà sempre più spinta: saloni con target premium e saloni che puntano più alla massa. La nostra previsione è che i clienti della fascia di mercato media si sposteranno verso la fascia bassa o verso l’home made. Sorprendentemente, però, noi non facciamo concorrenza ai saloni di parrucchiere, oltre il 70% delle nostre clienti dichiara di acquistare prodotti nella grande distribuzione o in profumeria e di non frequentare spesso i saloni di bellezza. Shampora è un riferimento per una fascia di clientela scontenta, che vuole essere coccolata: offre facilità di fidelizzazione grazie a sistemi di abbonamento sempre più flessibili che non obbligano a cambiare sempre routine, piuttosto seguono un percorso di benessere dei capelli e del cuoio capelluto nel tempo.

Come gestite la produzione dei prodotti, in che senso è customizzata?

Siamo produttori, abbiamo il nostro stabilimento a Pomezia (RM), dove vengono creati ogni giorno centinaia di prodotti personalizzati grazie a una tecnologia proprietaria basata sui nostri algoritmi di formulazione cosmetica e robot di dosaggio.

Perché avete scelto di affidarvi all’IA? quali sono i pro? e ci sono dei contro?

Non siamo un’azienda basata sull’intelligenza artificiale, utilizziamo internamente i milioni di data point raccolti per anticipare trend di mercato e ottimizzare la personalizzazione, l’uso che facciamo del machine learning è ancora limitato.

La scelta di affidarsi a un sistema digitale per realizzare prodotti tricologici quali pro dimostra rispetto alla consulenza che può dare il parrucchiere scegliendo fra i numerosi prodotti di cui dispone in salone?

Il salone offre i prodotti che reputa più adatti alla sua filosofia. La scelta è necessariamente limitata a poche referenze presenti sullo scaffale del salone. Solamente nei saloni premium viene offerta una consulenza professionale alla cliente. Il nostro sistema, in 2 anni, ha analizzato oltre 1 milione di consumatori, raggruppando decine di milioni di data points che vengono incrociati tra di loro per analizzare le necessità più frequenti dei clienti.

Che riscontro di pubblico avete avuto finora?

Decine di migliaia di consumatori si affidano a Shampora ogni anno in Italia e iniziamo ad avere buoni riscontri da Francia e Spagna.

Qual è il prossimo obiettivo, come vede Shampora tra 5 anni?

Il più grande brand di prodotti per capelli mai creato in Italia e distribuito in Europa e US.

Perché secondo lei Forbes l’ha nominata fra le 100 personalità più influenti under 30?

Sicuramente aver fondato Shampora quando avevo appena compiuto 23 anni ha giocato un ruolo importante e sono onorata di aver ricevuto questo riconoscimento. Spero che la mia esperienza possa essere d’ispirazione a giovani ragazze. Oggi la società è valutata 8 cifre e puntiamo a crescere enormemente nei prossimi anni.

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