Nuove strategie di business in salone: imparare dalla pandemia

Tesaurizzare la crisi e convertirla. Grazie alla pandemia possono nascere anche nuove strategie di business in salone. Che mettono al centro la relazione, in barba al social distancing.

Il new normal è qui per restare più a lungo di quanto ci aspettassimo. Il settore coiffure ha dimostrato in più occasioni di essere creativo e resiliente, non si smentisce nemmeno in questo periodo di pandemia. Estetica vuole raccontare il caso di RiccioCapriccio a Roma, gestito da Alessandra Pucci, che ha messo a punto nuove strategie di business in salone partendo proprio da quello che ha imparato durante il primo lockdown.

All’inizio, come tutti, ero frastornata e preoccupata” racconta Alessandra. “La mia reazione è stata riprendermi lo spazio creativo: ho iniziato a tagliare e colorare con tutto quello che avevo a disposizione in casa, una frenesia generante e rigenerante, salvifica. Tutto lo staff ha incanalato le energie in nuove sfide mettendo al centro un modo di lavorare più stimolante e inclusivo, connesso a realtà internazionali, attento all’ambiente e soprattutto ai giovani, i più penalizzati dalla pandemia. Ci siamo anche dedicati a un cambiamento in salone a partire dal simbolico e ben augurante giallo Illuminating sulle pareti, fino a una nuova organizzazione dei turni che ci ha lasciato più tempo libero, fondamentale per affrontare questo momento”.

Qual è secondo te il plus che sta consentendo alla vostra realtà di far fronte alla difficoltà di questo momento?

La forza di RiccioCapriccio come salone è aver creato una community di clienti che vive e condivide un atteggiamento attivo e propositivo sui temi a noi cari. Le nostre campagne Un taglio solidale contro la violenza di genere, il Sal8 femminista come luogo di incontro separatista, Ricerca il futuro diretta alle ricercatrici precarie, sono state tutte un successo nei numeri e nel concetto di fidelizzazione che scavalca l’aspetto commerciale e si fonda sulla relazione. Il futuro è adesso, dipende da questo presente ed è questo il senso di lavorare con i ragazzi e le ragazze di GoAhead perché il nostro lavoro non si fermi qui. GoAhead infatti è un progetto di inclusione socio-lavorativa nel mondo della bellezza per giovani italiani e non, che ha coinvolto associazioni, altri saloni e la B Corp Davines come sponsor.

Quali saranno le vostre nuove strategie di business in salone da qui ai prossimi 5 anni?

Per prima cosa re-ideare i nostri spazi. Spazio sgombro con poche postazioni e niente attesa. Superfici facili da pulire. Un nuovo concept minimalista che mette insieme le mie passioni: capelli, piante e studio fotografico in un unico spazio. Per noi sono finiti i tempi in cui c’erano 35 persone contemporaneamente in 120 metri quadri. Il Covid ci ha insegnato che Less is Now: dobbiamo eliminare tutto ciò che non serve per riprenderci spazio, tempo e relazioni. La materialità è ridimensionata a quello che per noi è essenziale e ci fa stare bene. Questo bisogno di leggerezza è necessario alle nostre singole vite ed è in sintonia con i bisogni del pianeta. È una sottrazione che ci arricchisce e aumenta la qualità di ciò che scegliamo di fare o di avere, parrucchiere incluso.

Come dovrà cambiare il lavoro in salone?

Le liberalizzazioni hanno reso il mercato saturo: saloni che aprono uno attaccato all’altro generando una corsa ansiogena a fare meglio e di più degli altri. O peggio, a offrire un servizio a prezzo più basso scatenando una competitività al ribasso nella qualità del servizio e della relazioni lavorative. Quello che ho imparato in questo periodo così impegnativo è fare meglio con meno stress. Meno clienti, ma servizi più oculati e redditizi. Tempi più umani e meno confusione: così si genera la migliore creatività. Clienti più soddisfatte e fidelizzate, consapevoli di non dover retribuire un servizio, ma il tempo impiegato da un professionista che lavora per lei e solo su di lei.

Il compito del salone è focalizzarsi sui bisogni dei clienti, ma quali sono i bisogni degli acconciatori per l’evoluzione della loro professione?

Abbiamo bisogno di giovani che si innamorino di questo mestiere e siano in grado di entrare dalla porta principale, non solo come forza lavoro ma come eredi della nostra sapienza e, insieme, motore del rinnovamento. Mi piacerebbe ribaltare il concetto del salone di un solo proprietario o di una società, trovo molto stimolante la formula del co-working affermato all’estero, ovvero una soluzione che permette di condividere spazi e spese, ma anche creatività e contaminazione tra generazioni, culture ed esperienze. Per quanto ci riguarda, poiché crediamo nel partire da sé, ci impegneremo a creare una breccia nel Lazio per rendere praticabile questo modello di co-working.

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