26 Settembre 2021

Arte in Casa Arpège

Marco Todaro inaugura un’iniziativa permanente del suo salone: ospitare le opere di un artista torinese per offrire alle clienti nuovi stimoli e facilitare il dialogo tra poli creativi del tessuto urbano.

“Finalmente l’Arte in Casa Arpège si esprime in quella che era la sua intenzione iniziale, quando è stata inaugurata un anno fa – ci racconta Marco Todaro – unendo arte e bellezza. Lo facciamo ospitando a turno artisti che possono esporre le loro installazioni in maniera temporanea. La prima mostra è di Octavio Floreal, che ho conosciuto proprio qui ai Docks Dora, cuore pulsante della Torino alternativa e artistica”.

“L’idea è quella di poter offrire alle clienti qualcosa in più di un look ben fatto e personalizzato – continua Marco –  una sorta di ‘passeggiata artistica’ in Casa Arpège per impiegare il tempo tecnico del colore in modo arricchente. Conoscendo realtà nuove e ricevendo stimoli diversi, che vanno ben al di là dei capelli. In questo modo è come se tutti noi dialogassimo su frequenze differenti, sperimentando energie speciali e in modo totalmente disinteressato. Non c’è infatti alcuna logica commerciale, è solo un’unione di persone che si scoprono, si piacciono e condividono in un’ottica di generosità reciproca. Proprio come a casa”.

Così, passeggiando anche noi in salone, arriviamo a scoprire ‘Indagine’, la grande installazione di Octavio Floreal, artista nato 54 anni fa a Gran Canaria, con un passato tra Anversa e Roma, e oggi residente a Torino. Interamente realizzata in tondino di ferro pieno, dello spessore di 6 millimetri, rappresenta la stessa forma espressiva di uno scrittore che non alza mai la penna dal foglio. È un getto unico, che inizia da un capo e si compone di tante declinazioni che raccontano le sue esperienze di vita e la sua urgenza comunicativa.

Così si incontra un piede, che simboleggia la sua decisione di diventare artista, poi figure femminili che citano quadri di Manet e Velázquez, un arco che rimanda al suo periodo romano e una chitarra (perfetta come arte in Casa Arpège, dove tutto si declina sulla musica!) che riporta a un suo tentativo come musicista in seguito a un amore sbagliato. “Le opere di Octavio hanno una grande capacità emozionale nella semplicità”, racconta Marco.

Per quella che è la mia esperienza, i suoi elementi narrativi mi ricordano un po’ il mondo dei tatuaggi, che conosco bene. In fondo anche chi si fa tatuare sceglie riferimenti grafici in qualche modo legati alla propria vita. E così accade con Octavio e le sue opere, in cui lui si racconta in un’ottica però altruista: in questo modo ci regala uno stimolo dandoci la possibilità di viverlo e completarlo, come nel più puro spirito dell’arte contemporanea”.

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