No alla chiusura di parrucchieri e centri estetici: è ufficiale con il nuovo DPCM

In caso di nuove restrizioni, a rischio 50.000 esercizi già in difficoltà per l’incremento dell’abusivismo. Settore sicuro grazie ai protocolli anti-contagio e al contingentamento degli ingressi. E in Europa? Ecco cosa accade anche accanto a noi…

A differenza di quanto si era inizialmente ipotizzato, il Dpcm del 18 ottobre non impone la chiusura a parrucchieri e centri estetici. “Saloni di acconciatura e centri estetici non presentano rischi di assembramento grazie al contingentamento degli ingressi. Queste attività, che faticosamente sono ripartite lo scorso 18 maggio, hanno inoltre ampiamente dimostrato l’efficacia dei protocolli e delle misure igienico-sanitarie anti-contagio a completamento di altrettanto rigorose norme già abitualmente applicate a tutela della salute e della sicurezza di operatori e di clienti”. A dichiararlo è Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, associazione di categoria che rappresenta circa 600 imprese cosmetiche dell’intero territorio nazionale.

I rischi di una nuova chiusura

L’attività di parrucchieri e centri estetici genera un volume di affari che supera i 6 miliardi di euro e impiega oltre 263.000 addetti (secondo i dati di Unioncamere – seconda categoria artigianale del nostro Paese) in 130.000 saloni. “Un nuovo lockdown comporterebbe un inevitabile e ulteriore danno economico per questo canale: tra i rischi la cessazione definitiva di oltre un terzo delle attività, fino a 50.000 negozi, con la probabile ricaduta occupazionale per più di 100.000 addetti, e un’impennata del lavoro nero a domicilio che, essendo svolto senza controlli né misure di sicurezza, incrementerebbe in modo esponenziale il pericolo di contagio che le restrizioni vorrebbero evitare”.

Il 90% delle 130.000 imprese è costituito da unità con 2 persone occupate in media, capaci di generare fatturati e margini appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio. L’importanza della riapertura delle attività dopo il lockdown era già stata portata all’attenzione delle istituzioni da parte di Cosmetica Italia per le ricadute occupazionali, legate alla natura frammentata di un canale costituito in gran parte da piccole imprese. “Oggi ribadiamo la nostra posizione” chiude Ancorotti, fermo sul no alla chiusura di parrucchieri e centri estetici.

La situazione europea

Visto l’aggravarsi della situazione della pandemia, tutta Europa sta studiando misure di contenimento del virus, he cambiano di giorno in giorno.

In Francia, da sabato sera, è stato imposto un coprifuoco, valido dalle 21 alle 6 del mattino per 4 settimane. Nove le grandi città coinvolte. Parigi, con tutta la regione, Rouen, Lille, Saint-Etienne, Lione, Grenoble, Monpellier, Tolosa e Marsiglia. Tutte le attività devono essere chiuse, parrucchieri comprese.

Un eventuale blocco in Germania non è al momento in previsione, anzi il Governo sta cercando di evitarlo con tutti i mezzi. Ci saranno restrizioni locali come indossare maschere in pubblico, in classe e la chiusura di ristoranti e bar dopo mezzanotte, ma non ci sono regole uniformi per il paese. Dato che la Germania è uno stato federale, ci sono regole diverse in ogni stato. In generale, attualmente ci sono 5.000-7.000 casi su 83 milioni di abitanti ed è ancora gestibile, per cui non sono state prese considerazioni specifiche per l’industria Hai&Beauty.

In Spagna la situazione è simile a quella tedesca: ogni regione sta definendo misure diverse per combattere il virus. Nell’area della Grande Madrid, una delle quali in cui il virus sta circolando maggiormente, il Governo centrale ha dichiarato lo stato di emergenza, il che significa che la mobilità sociale è limitata al di fuori dell’area anche se tutte le attività rimangono aperte. Nella regione della Catalogna (7,5 milioni di abitanti con capitale Barcellona) bar e ristoranti rimarranno chiusi per quindici giorni per fermare l’aumento dei contagi. I saloni di acconciatura rimangono aperti per la totalità del paese e gli attori politici insistono sul fatto che non sia previsto un lockdown, almeno per il momento.

L’Inghilterra attualmente dispone di un sistema a 3 livelli, a seconda del tasso di infezione in una determinata area. L’obiettivo è individuare in modo specifico i luoghi in cui il tasso di infezione è molto alto o in rapido aumento. I tassi di infezione sono attualmente estremamente bassi nelle zone rurali del paese. La maggior parte del paese si trova al Livello 1, il che significa che la vita continua quasi normalmente, sebbene si applichi la “Regola del 6”, vale a dire che non più di 6 persone possono incontrarsi, a meno che non siano membri della stessa famiglia. Il livello 2, che include la Greater London e una serie di altre aree metropolitane, ha regole più rigide in materia di assembramento. La regola del 6 non si applica, perché non c’è affatto mescolanza tra persone di famiglie diverse (a meno che non facciano parte di una bolla di sostegno che assiste amici e parenti anziani o vulnerabili). Il livello 3 è vicino a un blocco totale e a questo livello tutte le attività non essenziali, inclusi parrucchieri e saloni di bellezza, devono chiudere. Al momento solo il Greater Liverpool e il Lancashire si trovano a Livello 3, anche se si prevede che Greater Manchester verrà spostato a un livello più alto tra oggi e domani. Molte persone stanno facendo pressioni sul Parlamento per un blocco di 2-3 settimane, in cui l’intero paese entrerebbe in lockdown totale per interrompere la diffusione e invertire la tendenza.

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