Chiusura dei saloni fino al 1° giugno: a rischio oltre un terzo delle attività

Quasi 50.000 parrucchieri e centri estetici chiuderanno le serrande per sempre. E si stima una perdita economica di 1,1 milioni di euro, pari al 18,1 % del fatturato annuo.


Chiusura dei saloni fino il 1° giugno 2020. È questa la decisione annunciata il 26 aprile nel corso della conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e connessa alla firma del DPCM 26/04/2020.

Questa disposizione mette a rischio il lavoro di quasi 50.000 addetti, oltre un terzo delle attività: “Avrà insostenibili ripercussioni su un settore economico grande e frammentato, costituito in gran parte da piccole imprese già in ginocchio a causa del lungo periodo di chiusura obbligatoria per l’emergenza Coronavirus” – commenta Cosmetica Italia – “Le conseguenze saranno certamente la cessazione definitiva di oltre un terzo delle attività – fino a 50.000 negozi, con la probabile ricaduta occupazionale per oltre 100.000 addetti – con il rischio di favorire la nascita e la diffusione di lavoro nero a domicilio senza controlli né misure di sicurezza, incrementando in modo esponenziale il pericolo di contagio che le misure vorrebbero evitare.” 

Confartigianato ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà a parrucchieri e centri estetici una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1% del fatturato annuo.

“Incomprensibile e inaccettabile”. Così il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli definisce la decisione del Governo di rinviare al 1° giugno la riapertura di acconciatori e centri estetici. “Con senso di responsabilità – sostiene Fumagalli – abbiamo elaborato e presentato tempestive proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione. Proposte che penalizzano fortemente le nostre possibilità di ricavo, ma siamo consapevoli della loro necessità. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Del resto, al 1° giugno cosa potremo fare di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza?” dichiara Cesare Fumagalli.

“Confidiamo però che sia ancora possibile un ripensamento del governo e una ridefinizione delle regole a sostegno della categoria” commenta Renato Ancorotti, Presidente di Cosmetica Italia.

Alcuni parrucchieri, moderati dall’editore di Estetica Magazine Roberto Pissimiglia, si sono incontrati sulla pagina Facebook del parrucchiere Filippo Sepe per discutere sulla chiusura dei saloni fino al 1° giugno: “Questa difficoltà deve essere vista come un’occasione per unirci, diventare un grande gruppo e far sentire la nostra voce” commenta il parrucchiere Filippo Sepe.

Anticipare la riapertura è indispensabile: “Credo sia importante in questo momento studiare un protocollo fatto bene per procedere con la riapertura. Chi non seguirà il protocollo dovrà chiudere, ma non possiamo aspettare al 1° giugno. Oggi ha riaperto il nostro salone di Locarno in Svizzera con un protocollo molto rigido, ma in Italia rimanere chiusi a giugno è follia. Come mai in Germania hanno chiuso due settimane dopo di noi, e hanno riaperto prima? Anticipare l’apertura all’11 o al 18 maggio è fondamentale” commenta Carlo Bay.

Senza dimenticare l’aumento degli abusivi, che non rispettano le regole di sicurezza: “Un grande problema sono gli abusivi. Ci dovrebbero essere degli arresti. Noi siamo qui a pensare a come riaprire in sicurezza, dall’altro lato ci sono gli abusivi che vanno di casa in casa a fare i capelli. Qualcuno dovrebbe mettere un freno a questa cosa. Questo è il pericolo vero” spiega Filippo Sepe.

E mentre alcuni parrucchieri pensano a una protesta da fare davanti ai saloni l’11 maggio 2020, molte anche le petizioni lanciate. Dopo quella di Romina Paludi (di cui abbiamo parlato qui), la petizione lanciata da Abramo Rubin su change.org per protestare contro la chiusura dei saloni fino al 1° giugno ha raccolto quasi 44.000 firme in poche ore.

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