28 Novembre 2021

Fase 2: le 5 strategie da adottare in salone per la riapertura

E-commerce, prenotazione agile, flessibilità di orario, rinnovate strategie di prezzo, capacità di fare squadra. L'Osservatorio Uala svela come saloni ed estetiste si stanno preparando alla Fase 2.


Tra i settori più colpiti dal Coronavirus c'è quello della bellezza. Il governo Conte ha annunciato la chiusura dei saloni fino al 1° giugno. Sarà davvero così? Quel che è certo è che dovranno adottare determinate misure di sicurezza come garantire il distanziamento sociale, assicurare la sanificazione degli ambienti e la sterilizzazione degli strumenti, utilizzare dispositivi di protezione come guanti e mascherine.

Come cambierà quindi l’esperienza dal parrucchiere? Come si potrà garantire un appuntamento in tutta sicurezza? A queste e ad altre domande ha provato a dare una risposta Uala con l'Osservatorio sui comportamenti e le aspettative di consumatori, professionisti e aziende del settore beauty nella nuova normalità, sondaggio che ha coinvolto oltre 3.000 utenti in Italia, 250 gestori di saloni, nonché una selezione di top manager delle principali aziende beauty.

Cinque le strategie che i centri di bellezza dovranno mettere in atto per superare la crisi da Covid-19 e affrontare l'allentamento del lockdown: e-commerce, booking economy, nuovi orari di apertura, nuove politiche di prezzi, la capacità di fare squadra.

1. L'e-commerce: opportunità di business da non perdere

Il coronavirus non ha fermato il desiderio di bellezza, tanto che dal sondaggio emerge come l’84% degli italiani si sia preso cura di sé anche durante la quarantena. Tra questi, il 29% lo ha fatto acquistando prodotti professionali. I clienti si sono spesso rivolti ai loro acconciatori di fiducia per un consiglio, ma il 73% degli intervistati ha acquistato sui siti ufficiali dei produttori o sui siti multibrand.
Per non perdere un'importante opportunità di business i saloni dovranno perciò cominciare col dotarsi di un sito e-commerce funzionale e facile da utilizzare, essere allineati ai prezzi di mercato dei prodotti rispetto a quelli praticati dai siti e-commerce dei singoli brand e multibrand e curare l’esperienza della consegna, sfruttando la prossimità e la presenza sul territorio come vantaggio competitivo.
Purtroppo però l’indagine evidenzia una certa reticenza del settore rispetto all’e-commerce, che rischia di essere la grande sfida persa dai saloni di bellezza nella fase 2: solo il 33% dei saloni in Italia considera il canale online come imprescindibile dopo il lockdown; il 34% è ancora indeciso; il 33% lo considera solo uno strumento temporaneo.

2. Verso la booking economy

La riapertura sarà solo parziale e saranno ancora vietati assembramenti di persone. Questo vuol dire che saloni non potranno accogliere più persone contemporaneamente e l’unico modo per assicurarsi un appuntamento sarà la prenotazione, meglio se online.
Per sopravvivere al meglio a questa crisi, i saloni dovranno adeguarsi a modelli di prenotazione agile: il 66% dei clienti ha infatti dichiarato di aver intensificato, durante il lockdown, l’utilizzo di strumenti digitali e vorrebbe poter usufruire di servizi come la prenotazione online anche per parrucchiere ed estetista. Di questi, il 19% sceglierà il proprio salone proprio in base alla sua presenza e prenotabilità online.

3. Orari di apertura più flessibili

Nella Fase 2 la parola d'ordine non può che essere flessibilità. Per superare la crisi, i centri di bellezza dovranno impegnarsi a dilatare gli orari di apertura, riorganizzarsi e ridistribuire il flusso di clienti lungo fasce più ampie della giornata o in giorni della settimana meno affollati. Una maggiore flessibilità, che parrucchieri ed estetiste sembrano già pronti ad accogliere: il 73% ha dichiarato di essere disposto ad ampliare gli orari di apertura, riorganizzando i turni dei collaboratori, al fine di diluire l’afflusso dei clienti nel corso di tutta la giornata.
 
Quanto alle preferenze degli utenti, il 51% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a recarsi in salone anche dopo le 21, pur di trovare posto; solo il 17% preferisce le fasce orarie mattutine. Il rischio di perdere clienti in caso di gestione inefficace è alto: il 25% degli utenti ha dichiarato che se non troverà posto negli orari che desidera abbandonerà l’idea di recarsi in salone e opterà o per il fai da te o per un salone concorrente.

4. Nuove politiche di prezzo

Il 9% dei saloni ha dichiarato di essere pronto a rivedere al rialzo il proprio listino, ma adottare nuove politiche di prezzo non sarà così semplice: se nel 40% dei casi gli utenti intervistati si sono dichiarati disponibili ad accettare nuovi orari, solo il 4% si dice disposto ad accettare un piccolo sovrapprezzo per garantirsi un posto nelle fasce orarie preferite.

“Le strategie per i gestori potrebbero essere due – ha spiegato Giampiero Marinò, COO di Uala – Da un lato valorizzare le fasce orarie più richieste e dall’altra spostare parte della domanda su giorni e orari tipicamente più liberi, anche con promozioni aggressive”. Promozioni a cui gli utenti si dimostrano sensibili: il 35% ha dichiarato che sarebbe felice di acquistare in abbonamenti con sconti interessanti per aiutare i saloni di bellezza sul fronte della liquidità, garantendosi in anticipo trattamenti a prezzi scontati.

5. Sopravvivere facendo squadra

Prima del Covid-19 in Italia c’erano, a fronte di circa 60 milioni di abitanti, 95.000 centri di bellezza. “Un numero altissimo che dipingeva chiara una realtà costellata da tanti piccoli saloni – ha spiegato Marinò – La sopravvivenza per questi ultimi potrebbe essere difficoltosa dal momento che per dimensioni fisiche o numerosità dello staff, farebbero fatica a gestire le distanze di sicurezza e orari di apertura dilatati.” La soluzione potrebbe essere quella di fare squadra, aggregando in un solo centro i saloni più piccoli e riducendo così le uscite (ve ne abbiamo parlato qui).

Secondo l'indagine, il 58% dei professionisti ritiene che per tornare a livelli di fatturato precedenti alla crisi sanitaria saranno necessari più di 4 mesi dalla fine del lockdown, il 9% dei titolari sostiene di aver già dovuto ridurre il personale e un ulteriore 18% sta pensando di farlo.

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