L’acconciatore: storia di un mestiere

Breve storia su come nasce il lavoro dell’acconciatore, sia per uomo che per donna.


Oggi nell’immaginario collettivo un acconciatore, un parrucchiere o un barbiere, è considerato un’artista, capace di trasformare e manipolare i capelli con forbici, pettine e phon, in base ai desideri dei propri clienti. Ma nell’antichità chi era e cosa faceva un acconciatore?

Il lavoro del parrucchiere e del barbiere ha origini preistoriche, precisamente dal Paleolitico. Il tagliare i capelli era una sorta di rituale per rinnovarsi e per ritrovare le energie positive (come il breakup haircut), perché i capelli lunghi rappresentavano l’accumularsi di tutte le negatività; per questo motivo il taglio veniva affidato alle più alte autorità della tribù.

Nella Grecia dell’età ellenistica, invece, il tagliare capelli e barba diventa un lavoro riconosciuto, con la comparsa delle prime barberie, considerate perlopiù luoghi d’incontro per i cittadini. Da notare che non esistevano saloni da parrucchiere per donne, che si acconciavano i capelli in casa.

Nell’Antica Roma solo i signori d’alto rango possono usufruire di servizi di acconciatura, con servi dedicati: gli uomini (anche Scipione l’Africano) si fanno radere dai tonsores, mentre le matrone hanno le ornatrices, le serve pettinatrici. Entrambi i servi rischiano di essere puniti severamente, nel caso in cui le acconciature romane non piacciano ai loro signori. Fortunate sono invece le ornatrices che si dedicavano all’acconciatura della parrucca della matrona.

Nel Medioevo i barbieri, essendo abili con coltelli e lame per la barba, si occupavano non solo di acconciare i capelli, ma anche di effettuare vere e proprie operazioni chirurgiche come i salassi.

Solo nel Seicento e Settecento i parrucchieri e i barbieri tornano a occuparsi di capigliature e soprattutto di parrucche. Infatti, è questo il periodo storico in cui spopolano le parrucche nell’aristocrazia europea, trattate come delle sculture maestose e imponenti. Da qui deriva anche il nome “parrucchiere”, ovvero l’addetto al confezionamento di parrucche nella propria bottega dedicata.

Grazie a Il barbiere di Siviglia, l’opera del compositore ottocentesco Gioacchino Rossini, l’acconciatore viene considerato come artista del capello, connotandolo così come un mestiere vero e proprio.

Nei primi anni del ‘900, con l’invenzione della permanente e dell’asciugacapelli, gli acconciatori si specializzano nell’acquisizione di nuove tecniche, per rispondere alle esigenze dei clienti, soprattutto donne.

Nel XXI secolo il ruolo dell’acconciatore è molto più ampio, perché oltre a essere un artista del capello, deve avere conoscenze di chimica per le colorazioni, capacità gestionali per il proprio salone e competenze comunicative per rapportarsi con la clientela.

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