Come aprire un salone da parrucchiere: requisiti, formazione, burocrazia

In un momento storico in cui la formula del lavoro autonomo sta crescendo, il mestiere di parrucchiere presenta tanti motivi di interesse. Ma cosa è necessario sapere e fare prima di aprire un salone?


di Daniela Giambrone

Secondo il “Rapporto 2018 sulle libere professioni in Italia” presentato al Congresso nazionale 2018 della Confederazione italiana libere professioni (Confprofessioni), tenutosi lo scorso novembre a Roma, l'Italia si conferma il Paese europeo con il maggior numero di liberi professionisti: 1,4 milioni che rappresentano il 6% della forza lavoro del Paese. In questo contesto, il mestiere del parrucchiere presenta numerosi motivi di interesse per chi sceglie la libera professione.

Estetica ha chiesto a Davide Padroni, Responsabile Provinciale Torino e Regionale Piemonte di Cna Benessere e Sanità, di illustrarci quali sono le cose da sapere e fare prima di aprire un negozio da parrucchiere.

“Per esercitare l'attività di acconciatore in forma autonoma è necessario conseguire un'apposita abilitazione professionale che si ottiene in due modi” spiega Padroni:

  • “attraverso il lavoro: ovvero un rapporto di apprendistato di 5 anni seguito da un anno in qualità di lavorante di terzo livello, cui aggiungere un corso teorico di 300 ore con esame finale. Per coloro  i quali non possono per motivi anagrafici essere assunti come apprendisti, vale l'inserimento in salone per tre anni come lavorante almeno al terzo livello e, a seguire, il corso di 300 ore con esame finale. Lo stesso percorso vale anche per soci o coaudiuvanti.
  • Con un percorso scolastico: prevede lo svolgimento di un corso di qualificazione della durata di due anni, seguito da una specializzazione di un anno, con esame finale”.

Qual è il percorso burocratico?

L’autorizzazione amministrativa di un tempo è stata sostituita ormai dagli inizi del 2000 con la SCIA (Segnalazione certificazione di inizio attività). Per iniziare un’attività occorre:

  • aprire la partita iva;
  • iscriversi alla camera di commercio competente;
  • conseguentemente, se si è artigiani, iscriversi all'Albo dell'Artigianato, che d'ufficio provvederà a iscrivere la neo ditta all'INPS;
  • iscriversi all'INAIL (istituto nazionale assicurazione per infortuni).

Per ottenere l'autorizzazione all'apertura da parte del Comune occorre predisporre i locali in base alle norme igienico-sanitarie contenute nei Regolamenti comunali e adeguarsi dove necessario alle norme igienico-edilizie di sicurezza degli impianti (elettrico e termoidraulico). Se si intede assumere dipendenti occorre assolvere a quanto prevede la normativa in materia di sicurezza dei lavoratori Legge 81/2008.

Per un salone di media grandezza, qual è l'investimento che Cna può indicare come necessario all'inizio?

L'investimento per un salone, almeno per quanto concerne gli arredi, è molto cambiato rispetto a diversi anni fa. Oggi esiste un’offerta molto variegata e per tutte le tasche, non si fanno più saloni con arredi che durano per parecchi anni, prevale di più un concetto minimal, che badi alla praticità più che allo sfarzo. Praticamente, oggi si può arredare un salone medio di circa 50 mq con 4-5 mila euro. Aggiungendo le spese per gli impianti, l'adeguamento strutturale alle normative di legge, i costi di pubblicità, altre spese accessorie, si può raggiungere un investimento, in base alle scelte, tra i 12 e i 15 mila euro. Nei costi iniziali bisogna includere anche quelli per l'inizio dell'attività, svolti normalmente da Cna Servizi o da un commercialista, che variano, a seconda se si voglia costituire una società o una ditta individuale, tra i 500 e i 1.500 euro.

Sono previsti finanziamenti o facilitazioni?

Purtroppo negli ultimi anni le facilitazioni si sono notevolmente ridotte, scomparsi praticamente del tutto gli interventi a fondo perduto, mentre rimangono in piedi finanziamenti agevolati previsti dalle normative (tipo Artigiancassa-legge Sabatini) e finanziamenti bancari proposti dai vari confidi di garanzia, il tutto sempre a fronte delle fondamentali garanzie di bancabilità da parte del soggetto richiedente. Le nuove imprese che iniziano l'attività possono aderire al regime fiscale forfettario che da quest'anno viene fissato a 65 mila euro, fino allo scorso anno era di 30 mila.

Per quanto riguarda gli orari e i giorni di apertura, ci sono obblighi o regole da rispettare?

Con le liberizzazioni un po’ dappertutto vige molta elasticità. Ad esempio a Torino funziona così: non cè più l'obbligo di chiusura giornaliera nella settimana, per intenderci il classico lunedì, per cui si può lavorare 6 gg su 7, e la chiusura della domenica (solo mattina) è facoltativa. Per l'orario di apertura Torino osserva un tempo che non può superare le 10 ore, nell'ambito delle quali ogni esercizio le suddivide come crede. Per esempio, se si apre alle 8,30 con orario continuato si chiuderà alle 18,30; viceversa se si apre alle 11,00 si potrà stare aperti fino allle 21,00 e così via.

È meglio affittare o acquistare il locale?

La scelta è soggettiva, perché ovviamente dipende dalla capacità di investimento. È chiaro che, se si dispone del capitale, comprare i locali può essere un buon investimento, soprattutto in ottica futura: le generazioni che in passato lo hanno fatto, considerando le striminzite pensioni percepite dagli artigiani, per lo meno con l'affitto dei locali dopo la cessazione definitiva dell'attività  sono riusciti a incrementare i loro redditi.

Va anche detto che, per l'acquisto dei locali per lo svolgimento dell'attività, Artigiancassa concede mutui molto convenienti e l'imprenditore ha la possibilità, negli anni successivi all'acquisto, di ammortizzare fiscalmente l'investimento.

In epoca di servizi di sharing, cosa può dirci Cna riguardo l'affitto della poltrona?

Questa possibilità è stata per noi di Cna un importante cavallo di battaglia per il quale ci siamo battutti con tenacia, fino al suo ottenimento. Ormai in molte parti di Italia questa formula è possibile anche se non così diffusa, per via della mentalità ancora molto individualista dell'acconciatore italiano. Inoltre, in molte città italiane, all'affitto di poltrona si è aggiunto il coworking, ovvero la possibiltà di condivisione di spazi comuni. Questa forma contrattuale garantisce che, sempre negli stessi locali, un parrucchiere possa collaborare con un estetista, un massaggiatore, un commerciante di articoli di varia natura (abbigliamento-bigiotteria-profumeria, ecc.), modalità che con l'affitto di poltrona non è possibile perché è contemplata solo tra esercenti la stessa attività (acconciatore con acconciatore o estetista con estetista).

- Pubblicità -

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Newsletter Estetica.it

Ricevi le migliori notizie prima degli altri, compila e iscriviti gratis!

Cerca su Estetica.it

257,791FansMi piace
239,694FollowerSegui
5,381FollowerSegui
2,803FollowerSegui

Ultime novità