26 Settembre 2021

Diventare parrucchiere in carcere

Un progetto di rinascita, professionale ma soprattutto personale. Ecco il significato del corso per acconciatori tenuto da Roberto Acquaroli ed Emanuel Vecchioli presso la casa di reclusione di Fermo, nelle Marche.


di Daniela Giambrone

Quando la reclusione in carcere si trasforma in riscatto e rinascita si può affermare che abbia raggiunto il suo scopo. Ed è quello che è successo a Fermo, dove Roberto Acquaroli ed Emanuel Vecchioli hanno organizzato un corso professionale per acconciatori rivolto a quei detenuti che hanno immaginato la carriera di parrucchiere come una possibilità per costruire il loro futuro.

“Ci piaceva l’idea di mettere a disposizione la nostra professionalità e competenza a quelle persone che, non potendo accedere a canali tradizionali per motivi di detenzione, erano seriamente intenzionate a intraprendere un percorso da acconciatore” spiega l’hairstylist Roberto Acquaroli. E infatti i soggetti che hanno partecipato all’iniziativa sono stati detenuti selezionati tra molti sulla base delle loro qualità e dell’interesse dimostrato. “Le lezioni sono state suddivise per tematiche e metodologie. La parte teorica di tricologia è stata condotta da Emanuel, mentre io mi sono occupato della parte pratica, quella del taglio, dove ho utilizzato prodotti gentilmente offerti dalla Farmen, che ha sposato da subito la nostra causa”.

Quella con Emanuel è una collaborazione ormai rodata da tempo, il coinvolgimento è stato reciproco fin dal principio, essendo il progetto frutto di una collaborazione. I due infatti hanno una lunga esperienza come docenti di scienze cosmetologiche all'università americana a Roma, sono stati parrucchieri ufficiali al Festival di Sanremo e hanno recentemente partecipato attivamente al Cosmoprof di Bologna.

“Quando è nata l’idea del progetto, inizialmente eravamo convinti di trovare un ambiente di difficile approccio, non dico ostile ma sicuramente una realtà difficile. Al contrario, quando ci siamo confrontati con i partecipanti abbiamo riscontrato un clima disteso, interessato e ricco di spunti che abbiamo riversato nel percorso didattico. Non avrei mai pensato che il mio mestiere mi avrebbe portato a vivere un’esperienza così ricca e profonda!”

Il progetto intendeva offire un’opportunità professionale importante per chi deve ricominciare daccapo. “Al termine del percorso quello che ho notato è stata la valorizzazione della natura umana attraverso un mestiere, in questo caso il mio, che da sempre è un mezzo per entrare in contatto con l’altro”.

L’esperimento pare riuscito e i buoni risultati ottenuti in questa occasione invogliano a ripetere l’esperienza, migliorandola. “Parlando con i responsabili abbiamo preso in considerazione di istituire un ulteriore corso con maggiori approfondimenti, facendo seguito ai talenti naturali che sono emersi e alla volontà di apprendere il mestiere”. E così chiude i suoi commenti Roberto: “Questa occasione è stata per me grande fonte di approfondimento non solo emotiva ma anche professionale. Per questo vorrei ringraziare prima di tutti la Direttrice Eleonora Consoli e l’educatore Nicola Arbusti, sempre disponibili e attenti alle nostre esigenze, e infine Scolastica, il centro formativo dove sia io che Emanuel siamo docenti, per averci appoggiato con grande elasticità laddove eravamo costretti ad assentarci per tenere i corsi all’interno della casa di reclusione”.

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