22 Settembre 2021

Parrucche, barba e baffi: Rocchetti & Rocchetti

Al servizio dei più grandi registi, parrucchieri, costumisti e artisti, il laboratorio conta 10.000 parrucche e collaborazioni internazionali di grande prestigio. Intervista al titolare Manlio Rocchetti.


Parrucche, barbe, baffi e basette da Oscar: nell’atelier Rocchetti & Rocchetti, al numero 472 di via Gregorio VII a Roma, si realizzano posticci per i più celebri film, ma anche per il grande schermo e per il teatro. Il filo conduttore? L’impossibilità di intuire ciò che è reale da ciò che è finzione.

Dalla chioma biondo platino di Anita Ekberg in La Dolce Vita alle onde rosse che incorniciano Nicole Kidman in Moulin Rouge: l’azienda familiare romana è stata fondata nel 1874 dal bisnonno Giuseppe, che nei primi anni del Novecento divenne fornitore ufficiale di parrucche e responsabile del trucco del Regio Teatro dell'Opera di Roma. Gestita dai fratelli Manlio e Luigi Rocchetti, oggi conta 13 persone e un archivio di oltre 10.000 parrucche.

Se da un lato Luigi ha collaborato per il trucco e gli effetti speciali con registi dal calibro di Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores e Taylor Hackford, dall’altro Federico Fellini, Martin Scorsese e Ang Lee sono solo alcuni dei registi che si sono avvalsi dell’opera del fratello Manlio, conosciuto soprattutto per gli effetti speciali di invecchiamento.

Nel 1990, Manlio Rocchetti ha vinto un Oscar per il trucco del film “A spasso con Daisy” e, nel 1984, un nastro d’argento per “C’era una volta in America” (e pensare che solo per l’invecchiamento di Robert de Niro ci sono voluti tre mesi). Ecco cosa ci ha raccontato.

Come è cambiato il lavoro dai tempi della Dolce Vita?

Il lavoro è sempre lo stesso, ma è cambiato il modo di lavorare delle produzioni. Oggi si lavora con meno mezzi. In Italia, Giuseppe Tornatore e De Laurentiis sono tra i pochi che mettono a disposizione autonomamente le risorse necessarie per la buona riuscita del film. In altri casi, il budget stanziato è fissato a priori e non c’è modo di modificarlo. In America invece si sa che un piccolo film costa sui 4 o 5 milioni di dollari e non si cerca di risparmiare, perché si comprometterebbe la qualità del film.

Spesso un attore chiede di diventare bello, mentre il trucco dovrebbe trasformare il personaggio per il suo ruolo…

Il fatto di essere belli o brutti non è importante: è scritto nel copione quello che bisogna essere. Un giorno mi sarei dovuto occupare del trucco di Barbra Streisand in “L’amore ha due facce”, ma lei mi chiese un make up per diventare più bella, mentre il copione non parlava di questo e così rifiutai.

Come deve essere una “buona” parrucca?

Non deve essere una parrucca, deve essere invisibile. Una buona parrucca non si deve vedere, così come un buon trucco.

Quali sono le differenze tra le parrucche del passato e quelle del presente?

La leggerezza. In passato le parrucche erano molti pesanti, pesavano 2 etti, 2 etti e mezzo, mentre oggi si aggirano intono all’etto e 20.

E i prezzi?

In passato le parrucche erano un lusso. Cinquant’anni fa i capelli costavano 700/800 mila lire al chilo. Oggi, con l’arrivo dei capelli dall’India, i prezzi sono crollati, ma la qualità si paga. Una nostra parrucca viene noleggiata a 2.000/2.500 euro. Il prezzo di vendita si aggira intorno ai 6.000/7.000 euro, in quanto solo la realizzazione ci costa 1.800 euro.

Quali sono le parrucche più difficili da realizzare?

Sono quelle di fantascienza perché chiedono cose molto particolari.

Come è disposto il vostro laboratorio (divisone per genere e per nome) e quante parrucche conta?

Nel nostro laboratorio ci sono circa 10.000 parrucche, 11.000 trecce e chignon, 200 barbe, baffi e basette. Il tutto è catalogato per genere (barba, baffi, basette, chignon, trecce, toupé, mossi, lisci…) o per nome (Sophia Lauren, Patty Pravo, Marilyn Monroe, Elvis Prisley…). L’archivio è utile non solo per tracciare la vita del laboratorio, ma anche perché spesso i posticci vengono affittati per altri film o dagli imitatori del grande schermo.

Nell’atelier anche Fernanda, la mamma di Manlio e Luigi, 93 anni di età e non sentirli…

Ogni giorno viene in atelier, come dice lei, “per controllare”. E non smette mai di trasferire conoscenza e passione alle ragazze del laboratorio. Come si confeziona una parrucca? Si prende una base di tulle molto leggero e su quel tulle si annoda un capello alla volta con l’uncinetto, facendo attenzione che il verso sia quello giusto in base a dove sarà sistemato sulla testa.

E c’è anche chi è specializzato in barba, baffi e basette…

Cristina Salustri, che lavora con noi da tantissimi anni, è la specialista in questo campo. Le sue creazioni sono incredibilmente verosimili. Il materiale utilizzato per la realizzazione di barba, baffi e basette è lo stesso del capello, ma più duro e simile alla barba.

Quale il rapporto con le celebrities?

Sempre molto buono! I personaggi più famosi sanno cosa vogliono e sanno valutare il tuo lavoro. Sono i personaggi meno famosi che talvolta sono più arroganti e impreparati.

Quale il progetto rimasto nel suo cuore più di tutti?

C’era una volta in America è senz’altro il film più bello che io abbia mai fatto.

Consigli per i futuri parruccai e truccatori?

Il mestiere dei parruccai non lo consiglio, mentre di truccatori ce ne sono già tanti. Consiglierei di fare il parrucchiere, perché di bravi ce ne sono pochi. Certo il lavoro di parrucchiere è più difficile rispetto a quello di truccatore perché non si può sbagliare: un trucco sbagliato si può rifare, mentre un taglio no.

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