19 Agosto 2022

Intervista a Igor Boccardo

Da due anni general manager Tigi Italia, Igor Boccardo traccia un bilancio di successo. Un’azienda “by hairdressers for hairdressers” che si propone di raddoppiare il fatturato in tre anni.


Deciso, chiaro. Comunicativo e friendly. Igor Boccardo, a poco più di due anni dalla presa in carico di Tigi Italia, presenta un bilancio di business estremamente positivo.

Tigi Italia è un’azienda “by hairdressers for hairdressers”. Una dichiarazione di intenti verso gli acconciatori…
Esatto, fa parte del nostro Dna. È un mantra che abbiamo da sempre in Tigi. Significa che questa è una azienda che nasce dai parrucchieri e non dai prodotti. A differenza di tutti gli altri attori del mercato, che sono realtà imprenditoriali nate dalla necessità di immettere prodotti nel mercato, questa è un’azienda che nasce da una famiglia di parrucchieri, dai fratelli Mascolo. Quindi, dalla quotidianità del salone.

Quali sono le potenzialità del mercato italiano e le vostre prospettive di crescita?
Intendo raddoppiare il fatturato in tre anni e i dati non solo confermano il nostro obiettivo, ne sono al di sopra. Il mercato italiano è ancora interessante nonostante abbia fondamentalmente dimezzato il suo valore in cinque anni. Molte aziende hanno grossissime difficoltà: alcune sono in vendita, tante in perdita, altre non riescono a trovare una loro collocazione logica all’interno del mercato. Credo che i prossimi tre, quattro anni saranno ancora molto complicati perché l’attuale crisi economica rappresenta un settaggio diverso rispetto al passato.

Lo scenario è cambiato…
Dobbiamo prepararci a mercati complicati dove la professionalità è strategica: intesa come skills manageriali ma anche di comprensione del mercato stesso. Continueremo a parlare agli acconciatori, che per noi non sono “depositi” da riempire di prodotti. Per questo lavoriamo soltanto con il dettaglio, non ci interessa entrare in una logica di volumi a tutti i costi. La quotidianità del salone rimane il nostro focus. Essere “by hairdressers for hairdressers” significa dare al salone prodotti di ottima qualità, pensati per il parrucchiere ma anche per i consumatori finali, e soprattutto saper fornire proposte sempre nuove e differenzianti rispetto a quello che è il panorama competitivo italiano.

Rispetto ai competitor Tigi Italia quale posizione occupa?
Non siamo e non saremo mai né L’Oréal né Wella e non tendiamo ad esserlo: ognuno di noi ha una propria storia e Dna. Quindi, un proprio ruolo. Il nostro posizionamento è molto chiaro: onestamente non facciamo questo tipo di paragoni. Ovviamente osserviamo attentamente i competitor per capire come si muovono, ma a noi interessano gli acconciatori.

E il posizionamento di Tigi Italia rispetto agli altri Paesi europei?
Valiamo un 20% del fatturato Europa. A livello europeo l’Italia continua ad essere un mercato ancora molto interessante, anche se con criticità dettate dall’economia locale e da quello che è il nostro potere d’acquisto. È un mercato che ha anche tantissime unicità rispetto ad altri Paesi: per noi l’education ha un valore molto più importante. Il colore stesso è un mercato più complicato, come in generale lo è maggiormente nel Sud Europa rispetto al Nord.

Tigi appartiene al colosso Unilever: quali input ricevete e quanto siete autonomi?
Tigi ha un chiaro ruolo all’interno di Unilever, chiamato “color&styling incubator”. Quindi, siamo perfettamente integrati ma anche autonomi. Il nostro presidente è in Europa, a Londra; i nostri uffici sono a Roma, al sesto piano del palazzo di Unilever; la nostra Accademia è a Milano, dove abbiamo deciso di aprirla con l’accordo di Londra. Unilever ci dà tutto il supporto e il modus operandi di una multinazionale tra le più grandi al mondo.

Quali sono i vostri rapporti con la vecchia proprietà, in particolare con Anthony Mascolo?
Ottimi. Anthony è il nostro direttore creativo globale, continua ad essere un punto di riferimento per la creatività e l’education, insieme al suo team, ma non ha più nessuna quota in Tigi. Lavora con noi, ha un ruolo molto importante ma non siede nel board dell’azienda.

La vostra vicinanza alla moda e l’Accademia di Milano, nel cuore del fashion disctrict…
È lì che l’ho voluta perché è lì che dobbiamo stare. Noi abbiamo anche un brand che si chiama Catwalk, che nasce proprio dalle Fashion Week. È una delle nostre caratteristiche distintive che coltiviamo e coltiveremo sempre di più. Per noi però non si tratta semplicemente di gratificare il cliente portandolo nel backstage a farsi fotografare con le top model. L’obiettivo è lavorare sul campo, trarre ispirazione e portare quanto visto sulle passerelle ai nostri acconciatori attraverso i corsi education che realizza il direttore artistico italiano Marco Iafrate.

Un’anticipazione sulle novità 2015?
Usciamo per la prima volta con una gamma dedicata ai solari, che quest’anno abbiamo voluto sviluppare in collaborazione con il Global. Una gamma molto semplice ed essenziale (perché il nostro obiettivo non è quello di riempire i saloni di prodotti) facile e diretta, studiata appositamente dall’Italia per l’Italia. Poi ci saranno naturalmente novità prodotto su Bed Head, con referenze di styling e sugli altri brand. Ma saranno i solari la più grossa novità di quest'anno.

Obiettivi futuri, oltre al raddoppio del fatturato?
Mantenere inalterata la propria essenza. Quindi “by hairdressers for hairdressers”: supporto, education e moda. La brand equity è il nostro valore più importante su cui continueremo ad investire.

Quanto è cambiata la figura dell’acconciatore nel tempo e come si sta evolvendo?
Ho iniziato nella coiffure nel ’96 in L’Oréal poi ne sono uscito entrandoci nuovamente dodici anni dopo. Ho notato un cambiamento, generazionale e di mentalità. Credo che oggi l’acconciatore sia più maturo e abbia maggiori caratteristiche imprenditoriali, mantenendo inalterate le sue doti artigianalità.

Tigi & web…
Credo che il digitale sia molto importante per creare un network, per essere sempre connessi. Per noi, per essere vicini ai nostri clienti, e per gli acconciatori per essere vicini ai loro. Forse non può cambiare più di tanto questo mercato, che nella classificazione accademica viene ancora definito “traditional”. Il digitale oggi è ancora un supporto e non il fine ultimo.

Bed Head For Men

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