19 Settembre 2021

Stop al falso!

Inchiesta tra importanti brand del nostro settore. Per prevenire. Per difendersi.


Un fenomeno di portata internazionale con ripercussioni in ambito economico e sociale che influenzano le corrette dinamiche di mercato e mettono a rischio la tutela dei consumatori. La contraffazione significa proprio questo: un prodotto apparentemente identico nell'aspetto esteriore che poi non presenta nella sua performance le caratteristiche di qualità e sicurezza garantite dal marchio originale. Il made in Italy ne è particolarmente colpito: moda, accessori, informatica, elettronica ma anche cosmetici e fragranze.

Nel 2012 i sequestri di cosmetici condotti in Italia dalla Guardia di Finanza sono stati 2.719.802. Nel 2013, solo nel periodo gennaio-aprile, i sequestri hanno raggiunto quota 5.347.521.

Alla luce di questo trend, torniamo allora su un argomento che più volte abbiamo affrontato per capire quanto il fenomeno interessi anche la coiffure. Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni imprenditori che attraverso le loro esperienze possono consigliare la pratica adeguata per difendere le loro produzioni.

Coiffure contraffatta?

Il mercato dell’acconciatura patisce il fenomeno contraffazione? E se sì, come e può arginarlo? Lo abbiamo chiesto a noti imprenditori e manager italiani che ci hanno raccontato la loro esperienza.

CERIOTTI – Maria Carla Ceriotti, titolare

Ceriotti è un importante brand del made in Italy con un'offerta prodotto molto ampia, che spazia dalle soluzioni arredo salone alle attrezzature elettriche. La titolare, Maria Carla Ceriotti, ci ha raccontato: “Siamo stati colpiti da questo fenomeno sin dal 1998 e ha sempre interessato un po' tutti i nostri prodotti. È risaputo che le contraffazioni provengano per la maggior parte dall'area orientale, ma non tutti sanno che sono commercializzate anche da ditte e distributori europei che le presentano come made in Italy, fornendo certificazioni false che creano grande confusione”.

Come ci si può difendere?

Abbiamo cercato di personalizzare i prodotti applicando, dove possibile, il nostro marchio con speciali sistemi di stampa a impressione, in modo da renderne impossibile sia la rimozione sia la riproduzione. Inoltre, abbiamo creato sul nostro sito una sezione che affronta il tema della contraffazione, spiegando con foto e descrizioni come individuare le differenze tra i nostri prodotti originali e le copie. Parallelamente, abbiamo intercettato i contatti provenienti dalle aree con maggior presenze di cloni e abbiamo fornito loro schede esplicative e precise. L'informazione svolge un ruolo di prevenzione molto importante…

Noi aggiorniamo i nostri clienti il più possibile, cercando di spiegare i vantaggi del comprare prodotti made in Italy, o comunque di origine europea, per i quali è prevista una maggiore assistenza e c'è una maggiore garanzia di qualità. Sono certificati e a norma: requisiti indispensabili soprattutto per l'elettrico. Se un prodotto cinese non funziona, lo sostituiscono con un modello nuovo identico, che potrebbe presentare lo stesso problema del precedente.

KAARAL – Nicola Vitulli, direttore marketing

“Per noi è stata fondamentale la registrazione del marchio a livello globale, cui poi abbiamo aggiunto anche l'acquisizione dei domini web”. Questa è stata la prima misura di protezione che ha adottato Kaaral, azienda con esperienza trentennale nell'haircare. Nicola Vitulli, direttore marketing, spiega: “Ci assicuriamo di inviare i file vettoriali usati per la realizzazione solo a nostri fornitori di fiducia. E abbiamo organizzato una divisione interna che quotidianamente scansiona il web per controllare che non emergano fenomeni di contraffazione”. E aggiunge: “Per una maggiore sicurezza del nostro prodotto, ci tuteliamo anche evitando di comprare in Cina ma solo da chi commercializza in Italia, sebbene siamo consapevoli che molti italiani producono in quel Paese. Ci costa un po' di più, ma ci garantisce controlli”.

Siete stati vittima di contraffazione?

Fortunatamente solo una volta. Negli anni Novanta, un nostro amico distributore individuò un'azienda che ci permetteva di ottimizzare i costi di trasporto in Cina, all'epoca molto alti. Ci propose una joint venture per prodotti semplici come acqua ossigenata e shampoo. Purtroppo l'azienda produttrice non era onesta: realizzò una prima fornitura e poi interruppe il rapporto. Cinque anni dopo, quando ormai avevamo rinunciato al mercato cinese perché allora non potevamo permetterci di essere competitivi sul loro settore in espansione, scoprimmo che i nostri prodotti erano ancora commercializzati lì: ci ritrovammo con shampoo, acqua ossigenata, colorazioni e persino prodotti che noi non avevamo mai distribuito ma che portavano il nostro logo”.

“Decidemmo di correre ai ripari registrando il marchio in tutto il mondo (e non più solo in Europa), così come i domini web. Parallelamente, riuscimmo a trovare il contraffattore in Cina ma, sebbene fossimo nelle condizioni di fermarlo, gli stessi legali cinesi ci consigliarono di non proseguire con l'operazione. Ci dissero: 'Lui chiude, ma domani apre un altro… Se il fenomeno si limita alla Cina, dopo un po' di tempo svanirà da solo'. Ci sembrò strano, ma seguimmo le loro indicazioni. Oggi sappiamo che la cosa è venuta a morire: inizialmente il contraffattore registrò il marchio sotto la categoria merceologica adeguata, ma quest'anno siamo riusciti a riappropriarcene grazie al rinnovo del brevetto. Con questo provvedimento ora ci sentiamo un po' più tutelati”

PARLUX – Carlo Papadia, responsabile Proprietà Industriale

Carlo Papadia, responsabile Proprietà Industriale della Parlux, nota azienda a livello internazionale, in particolare per i suoi asciugacapelli, è uno dei più convinti sostenitori delle azioni anti-contraffazione: “In passato siamo stati molto copiati, principalmente nell’Est Asiatico, ma abbiamo rintracciato casi localizzati anche in Europa, così come in altre aree geografiche. Oggi, grazie al nostro costante impegno, abbiamo rilevato un numero di contraffazioni inferiore, soprattutto per quanto riguarda i phon, che rappresentano la nostra forza sul mercato”.

Un risultato raggiunto grazie alla costanza nel difendere il proprio lavoro…

“Il provvedimento più efficace che abbiamo messo in atto è stata la registrazione del nostro marchio in tutto il mondo e abbiamo aggiunto la registrazione di ogni singolo modello in tutti i Paesi dove i nostri phon vengono venduti. Da parecchi anni combattiamo questo fenomeno su più fronti. Durante le fiere specializzate, ad esempio, cerchiamo di individuare i contraffattori. Una volta trovati, con il supporto del legale Parlux e della Guardia di Finanza, vengono denunciati e poi perseguiti secondo le leggi vigenti locali, mentre le loro merci sono poste sotto sequestro”.

Carlo Papadia sottolinea quanto sia importante collaborare con istituzioni ed enti competenti. “Per tutelare meglio i nostri diritti e seguire più da vicino le diverse azioni giudiziarie ed extra giudiziarie, collaboriamo con il più importante ufficio legale che opera in Cina. Inoltre, abbiamo istituito al nostro interno un apposito ufficio anti-contraffazione che ricerca in tutto il mondo modelli contraffatti prodotti e commercializzati, occupandosi di predisporre le eventuali azioni legali necessarie”.

Parallelamente, Parlux interviene anche a favore della prevenzione del fenomeno svolgendo un'accurata attività di sensibilizzazione. “Nel corso degli anni abbiamo inviato numerosi comunicati stampa alle riviste di settore riguardanti le nostre azioni anti-contraffazione (sequestri di merci, chiusure di stand, distruzione di stampi in Cina, eliminazione di prodotti contraffatti dai cataloghi e siti web dei contraffattori). Questa attività ha sensibilizzato i distributori e, soprattutto, gli utenti finali dei nostri prodotti. Recentemente abbiamo anche pubblicato, nella sezione del nostro sito aziendale dedicata a questo tema, un elenco di norme che aiutano i consumatori a riconoscere e a diffidare di qualsiasi nostro prodotto contraffatto”.

App a prova di falso

La contraffazione ha affinato le armi ed è sempre più di “qualità”, tanto che spesso il consumatore non è in grado di distinguere tra prodotto originale e pura copia. Per aiutare chi compra a riconoscere e scegliere il prodotto autentico, una soluzione innovativa arriva da Certilogo, un provider specializzato in tracciabilità e protezione della marca che ha messo a punto una App a prova di falso. Grazie ad un codice identificativo, posizionato dai brand che aderiscono all'iniziativa sull’etichetta di ciascuno dei propri capi d'abbigliamento, i consumatori possono verificare l’autenticità degli acquisti collegandosi al sito www.certilogo.com o utilizzando l’applicazione mobile dedicata. Se l'articolo dovesse risultare contraffatto, Certilogo mette a disposizione dei consumatori la possibilità di utilizzare un modulo per chiedere il rimborso al venditore o al sistema di pagamento utilizzato per effettuare l’acquisto.

Una versione simile potrebbe essere applicata al settore cosmetico? “La versione per il settore cosmetico esiste già ed è funzionante in otto lingue” ci spiega Daniele Sommavilla, vice president global sales Certilogo. “Il servizio è in fase di adozione da parte di un importante marchio globale, che comunicheremo non appena usciranno dalla linea di produzione i primi pezzi Certilogati. Abbiamo inoltre un marchio francese, Eva Flor, che ha già adottato la soluzione”.

In questo caso dove è stato posizionato il codice?

Il Codice Certilogo con informazioni di tracciabilità è stato inserito sull'esterno della confezione del profumo, mentre all'interno del box c'è un invito alla verifica dell'autenticità.

E quali sono stati i risultati?

Negli ultimi mesi, i consumatori di oltre 50 paesi hanno verificato l'autenticità del profumo Eva Flor. Il 68% dei casi lo ha fatto dopo o prima di un acquisto in negozio; il 2% dopo l'acquisto su internet ; il 30% dopo aver ricevuto il prodotto in regalo.

Ruolo delle associazioni

Qual è il compito delle associazioni di categoria nell'ambito di un problema così esteso e complesso? Lo abbiamo chiesto a Luca Nava, responsabile Area tecnico-normativa Unipro. “La nostra associazione sta portando avanti un'azione su due fronti. Il primo riguarda la rappresentanza del settore cosmetico a quei livelli istituzionali dove la tematica della contraffazione viene discussa, ma soprattutto dove vengono prese le decisioni su come affrontare a livello nazionale il problema. Unipro partecipa infatti con la presenza del proprio presidente alla commissione istituita ad hoc all'interno di Confindustria. Inoltre, a livello statale, contribuisce ai lavori della commissione nazionale anticontraffazione Cnac.

È un'organizzazione indipendente dal ministero dello Sviluppo Economico ma è posta al suo interno e ha il compito di affrontare a livello nazionale il problema contraffazione formulando possibili soluzioni. All'interno del Cnac esiste infatti una commissione specifica per i farmaci e i cosmetici ed è quella cui Unipro partecipa regolarmente. L'altro fronte di intervento prevede la collaborazione con il ministero dello Sviluppo Economico, in particolare con la Direzione Contraffazione, per mettere a punto materiale informativo e di sensibilizzazione. Perché è anche nostro compito creare informazione, formazione e cultura rivolgendoci alle aziende e al consumatore finale”.

Quanto la contraffazione colpisce il nostro settore?

Dagli elementi a nostra disposizione, provenienti da segnalazioni di aziende o da dati ufficiali forniti da Guardia di Finanza e Dogane, la contraffazione nel cosmetico riguarda per la maggior parte i prodotti di alta profumeria, piuttosto che prodotti di largo consumo destinati al mass market immessi nel circuito attraverso i mercatini rionali. Non abbiamo invece evidenza di grandi problemi legati al segmento acconciatura, che ci sembra più colpito da problemi relativi alla sicurezza dei prodotti (come il recente caso degli stiranti). Questo fa pensare che i casi di contraffazione coiffure siano isolati e che non pesino eccessivamente sul bilancio generale.

Come si tutelano le imprese?

Le aziende più coinvolte dal fenomeno si sono organizzate in modo autonomo per prevenire il fenomeno, ricorrendo a soluzioni che vanno da singoli accordi con le Dogane all'uso di sistemi tecnologici avanzati per identificare l'originale e riconoscere il contraffatto (ologrammi, stringhe particolari di codici).

Qual è la pratica migliore per arginare il fenomeno?

Per Unipro è molto importante non creare facile allarmismo nell'informazione che viene fornita su questo tema. È difficile, solo dall'analisi del packaging esterno, riconoscere il contraffatto dall'originale. Ma proprio per questo consigliamo ai consumatori di rivolgersi esclusivamente ai canali sicuri. Nel caso della coiffure, il rapporto personale fra stilista e cliente è l'elemento vincente che garantisce al consumatore di non incorrere in prodotti contraffatti.

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