Lavorare in salone

Due novità importanti per la Poltrona in affitto.


La prima è che le Regioni Lombardia, Toscana, Abruzzo e Campania hanno dato il via alla sperimentazione permettendo ad acconciatori ed estetiste di svolgere il proprio lavoro, previo contratto, presso i saloni di altri operatori.

La seconda novità arriva dall'Agenzia delle Entrate che ha dato risposta al quesito posto da Cna in merito al trattamento fiscale della poltrona in affitto, qualificandola quale “locazione di bene strumentale di impresa e confermando l'applicazione dell'imposta di registro del'1%”. L'ufficio Politiche Fiscali Cna ha commentato:

“La risposta appare perfettamente in linea con quanto già anticipato in più occasioni e riteniamo possa conferire delle certezze capaci di agevolare la decisione di dare esecuzione a questa formula contrattuale”.

La speranza, dunque, è che l'iniziativa diventi attiva in tutte le città italiane, come sottolineato da Savino Moscia, presidente nazionale Cna Benessere e Sanità: “Siamo certi che presto anche le altre regioni italiane si adegueranno, dando al settore uno strumento in più per superare la crisi economica e combattere il fenomeno del lavoro nero. L’affitto di una parte del proprio salone o centro estetico, infatti, consentirà a quei professionisti che per ragioni diverse sono stati costretti a chiudere l’attività di restare sul mercato”. I sostenitori della Poltrona in affitto sono tanti, ma non mancano le difficoltà. Vi proponiamo qui di seguito le esperienze delle regioni che hanno già attivato l'iniziativa e dei professionisti che hanno colto al volo questa nuova opportunità.

Toscana apripista

Il Comune di Cascina, in provincia di Pisa, è stato il primo in Italia ad attivare la Poltrona in affitto, seguito poi da altri quindici Comuni della Valdera. “È con orgoglio che dico che la Cna Acconciatori Pisa ha fatto da apripista all'iniziativa. Già dal 1° marzo 2012, infatti, è stato stipulato e registrato all’Agenzia delle Entrate il primo contratto di Servizio in Italia fra due acconciatori, realizzando così concretamente l'affitto di poltrona” racconta Remo Urti, coordinatore Cna Benessere e Sanità Pisa. “In un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando, le amministrazioni comunali e le associazioni di categoria devono essere in prima fila per dare risposte e contribuire allo sviluppo dell'economia locale. Concedere in affitto una parte del proprio salone può essere una scelta vincente: il titolare del salone può ottimizzare le spese, chi invece non può permettersi di aprire un proprio locale può prendere in affitto una poltrona/cabina e iniziare un'attività in piena autonoma e in regola”.

I primi presupposti per attivare l'iniziativa sono il possesso della qualifica professionale di acconciatore o di estetista e la sottoscrizione di un contratto fra il concedente e l’affittuario, ma a questi segue “l’iscrizione alla Camera di Commercio e tutte le regole di una normale azienda a carattere individuale, con imposte, contributi previdenziali e normative varie a partire dalla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

I riscontri avuti dalla categoria sono decisamente positivi anche se, ad oggi, non sono moltissimi i contratti stipulati: “Siamo ancora in una fase di conoscenza e comunicazione, la categoria sta ancora cercando di capire il funzionamento del nuovo contratto, ma sicuramente questo è l’inizio di un percorso che ci fa avvicinare agli altri Paesi europei” spiega Remo Urti. La speranza è di arrivare in un prossimo futuro a forme più evolute e semplificate.

In Abruzzo l'incontro domanda/offerta

Pescara, Avezzano, Spoltore e Penne sono stati i primi comuni abruzzesi a sperimentare la Poltrona in affitto, ma l'iniziativa si sta allargando a macchia d'olio anche in altri. “Il progetto è ora attivo anche a Chieti e sta per partire su Vasto, Montesilvano, Teramo e San Salvo. A Pescara invece c'è un forte interesse ma occorre fare ulteriori sforzi per far conoscere l'iniziativa alla categoria” spiega Renato Giancaterino, responsabile regionale di Cna Benessere e Sanità. “Gli acconciatori hanno accolto l'iniziativa in maniera molto positiva e noi ci siamo mossi proprio dietro loro sollecitazione. Ormai ci si è resi conto che è necessario mettersi insieme per abbattere i costi!”. La Cna Abruzzo ha messo a disposizione un'area del proprio sito internet regionale (www.cnaabruzzo.it) per favorire l'incontro tra domanda e offerta, come sta andando? “Per il momento non sono molti gli acconciatori che si sono iscritti ma sappiamo che l'iniziativa è piaciuta e contiamo di favorire l'incontro tra i partner”.

Se mettersi d'accordo su locali e fornitura di prodotti/attrezzature non è poi così difficile, un punto critico sul quale occorre fare la massima attenzione riguarda le norme comportamentali. “Il rapporto con i clienti è fondamentale e non può essere messo in discussione con l'arrivo di una nuova figura. Consigliamo di stabilire nel contratto preliminare quante più cose possibili, soprattutto le norme generali di comportamento da tenere in salone, quelle metodologie di approccio che sono proprie di ciascuna persona e che, proprio per questo, vanno regolamentate” spiega Giancaterino.

I contratti, dunque, devono contenere specifici riferimenti relativi non solo alla durata e al rapporto economico tra le parti. È bene specificare anche la facoltà di recesso anticipato e le cause di risoluzione anticipata, che possono essere ad esempio legate proprio al mancato rispetto delle norme comportamentali. Quali sono i prossimi step? “Stiamo organizzando convegni per promuovere l'iniziativa nelle maggiori città e dove le amministrazioni comunali dimostrano interesse. A breve contiamo di farne una a Vasto e una a Teramo”. Perché in Abruzzo la parola d'ordine per dare un colpo di coda alla crisi e una sferzata di energia al settore è solo una: condividere!

Sperimentazione a Milano

Accogliendo le istanze delle associazioni di categoria, anche il Comune di Milano ha deliberato a favore dell'“affido” di poltrona. Il provvedimento è stato approvato a titolo di sperimentazione, in modo da permettere all’amministrazione di valutare la validità di questo rapporto fra imprenditori e apportare le modifiche necessarie per migliorare il regolamento.

“Dopo tanto impegno e passione finalmente vediamo che qualcosa si muove!” ha affermato Brigida Stomaci, presidente nazionale del Coordinamento Estetiste Cna. “Occorre tenere conto del peso che una città metropolitana e all'avanguardia come Milano ha nel tracciare nuovi modelli, che saranno presi come esempio da molti altri comuni italiani”.

C'è differenza tra l'affitto della poltrona e quello della cabina? “Nessuna. Le linee guida sono le stesse per entrambe le formule e prevedono, oltre alla stipula di un regolare contratto tra le parti, i seguenti punti: identificazione della tipologia di attività esercitata sulla poltrona/cabina in affido; durata e facoltà di recesso anticipato; superficie data in uso e identificazione delle postazioni date in uso che potranno essere utilizzate dall’affidante. Chi prende in affitto una poltrona diventa una vera e propria impresa autonoma, con partita Iva, iscrizione all'albo artigiani, comunicazione al Comune della sede di lavoro”.

Fissati anche i limiti di utilizzo degli spazi: la possibilità di dare in affido uno poltrona per le imprese che hanno fino a tre dipendenti; due poltrone per quelle da quattro a nove dipendenti; massimo tre poltrone per quelle che superano i dieci collaboratori. Quali i vantaggi per chi utilizzerà questo tipo di forma contrattuale? “E' una soluzione che permette di risparmiare sui costi fissi della struttura, di aumentare il numero di clienti che entrano nel centro, ma soprattutto di offrire alla clientela servizi specializzati. Nell'estetica, ad esempio, è molto difficile offrire servizi a 360°: c'è chi si specializza in onicotecnica, chi in massaggi, chi in trucco permanente… Dare quindi in affitto una cabina ad un collega specializzato in un campo diverso dal proprio, permette di garantire alle clienti servizi più ampi, aumentando la fidelizzazione”.

Realtà già sperimentata in ambito medico, con i poliambulatori… “Purtroppo sono ambiti diversi. I medici, come professionisti, possono unire le proprie forze erogando, nel medesimo centro, diverse prestazioni specialistiche: gli artigiani non possono farlo. Il co-working è un'idea eccezionale ed io stessa ho provato a suggerirla sui tavoli di lavoro ma purtroppo nel nostro settore questo non è ancora possibile: troppi problemi di responsabilità e difficoltà a cambiare la mentalità di chi opera nel settore”.

Veneto: tutela e rispetto

Il Veneto è pronto ad iniziare un'azione di accompagnamento per gli istituti e i saloni che vogliono intraprendere questa nuova formula di fare impresa. La Cna Veneto intende trovare – in accordo con Regione ed Enti di controllo – una formula di salvaguardia e tutela del rispetto della legislazione vigente per affrontare questa nuova opportunità di fare impresa. “Vogliamo che chi intenda avviare un affitto di poltrona o di cabina abbia da una parte la certezza di rispettare le leggi di settore e di mercato, dall'altra la consapevolezza e la responsabilità di dare avvio ad un contratto che non nasconda situazioni di subordinazione di lavoro” ha spiegato Emanuela Barbiero, responsabile regionale Unione Benessere e Sanità Cna Veneto.

Quali sono le opportunità che secondo voi offre? “Questa opportunità di fare impresa è semplice per coloro che vogliono ampliare la gamma dei servizi da offrire alla propria clientela. Ad esempio un parrucchiere che apre ad un servizio di tricologia o un'estetista che affitta una cabina per la ricostruzione unghie. Più complicata, ma non impossibile, la condivisione degli stessi servizi. Questa opportunità rischia di essere intrapresa più da aziende leader di prodotti e di macchinari che non dagli imprenditori del settore, che avrebbero tutto l'interesse ad aprire saloni all'interno dei quali ognuno si promozioni e crei la propria clientela, con il vincolo dell'uso del marchio e dei prodotti in esclusiva”.

La parola agli acconciatori

E gli acconciatori cosa ne pensano? Quali benefici potrebbe portare l'affitto della poltrona/cabina alla loro attività e quali invece i limiti incontrati da chi la sta già sperimentando?

Tra i più entusiasti, l'acconciatore Gigi Gandini, direttore artistico Vitality’s, che ha già toccato con mano i benefici dell'affitto della poltrona: “Nel salone di Montreal della mia socia Anna Pacito la poltrona è una realtà affermata già da anni e sono certo che questa formula possa funzionare anche in Italia, basta avere la giusta mentalità e saper guardare al futuro! La crisi di oggi è sentita dai medio-piccoli e la Poltrona in affitto è uno strumento che potrebbe portare benefici proprio a questa tipologia di salone. L'acconciatore italiano che dice no alla poltrona lo fa per mancanza di informazioni e soprattutto perché non ha una mentalità imprenditoriale”.

Stesso parere positivo dal torinese Marco Todaro, art director del marchio Officina dello Stile e partner Matrix: “Questa è una grande opportunità per restituire dignità alla figura dell'acconciatore che avrà così modo di organizzare i propri spazi di lavoro, secondo gli orari a lui più consoni. A chi parla di concorrenza dico che è meglio averla in casa che averla a cento metri di distanza o addirittura al piano di sopra da chi lavora in nero. Parliamo infatti di una 'concorrenza' che produce, porta movimento in salone, permette di ottimizzare gli spazi e offre la possibilità di mantenere le clienti”. Pensa di portare l'iniziativa anche nei suoi saloni? “Mi piacerebbe darle un respiro internazionale ospitando figure specializzate provenienti da ogni parte del mondo: dallo specialista londinese del taglio al colorista più amato negli States, all'esperto dei dread”.

E In Italia c'è già chi ha aperto il salone a nuove imprese. Come Manuela Pucci presidente acconciatori Pisa e titolare di Pucci Hairspace, partner Davines, che racconta: “Grazie ai rappresentanti e presidenti di mestieri Cna che hanno presidiato nei molteplici incontri a Roma i tavoli di concertazione con istituzioni sindacali e associazioni, a novembre 2012 c'è stata data la possibilità di dare in affitto la poltrona/cabina. La formula contrattuale è uguale per entrambi”. Non c'è il rischio di perdere d'identità o di omogeneità nella qualità del servizio? “Questo dipende dall'ospitante che ne detta regole. Nel nostro salone, ad esempio, organizziamo con l'affittuario riunioni utili per mettere in luce la nostra filosofia di lavoro, che va condivisa e rispettata. Un'altra regola da seguire sono gli orari di lavoro: l'affittuario può decidere le fasce orario nelle quali lavorare ma non può aprire nei giorni di chiusura del salone”.

Alcuni acconciatori sostengono che si tratta di una iniziativa inutile e 'pericolosa' in quanto porta concorrenza in casa: qual è il suo pensiero? “Al contrario, si tratta di una concreta possibilità di dividere i costi, di fare gruppo d'acquisto con le aziende, di crescita professionale. Inoltre, questa nuova formula ci aiuta ad offrire servizi aggiuntivi che finora non venivano erogati, come la cabina unghie o il trucco dermopigmentazione nella zona estetica del salone”.

Grande soddisfazione anche per Gerry Santoro – proprietario di 25 saloni e testimonial dei marchi L'Oréal Professionnel, Matrix, Kérastase – che pratica la poltrona in affitto già da un anno: “Tanti titolari di salone pensano che la poltrona sia una sorta di scappatoia per avere collaboratori senza assumerli, ma non è così! Ci sono imprenditori come me che credono in questa opportunità di crescita reciproca. Occorre però fare attenzione alla selezione dei propri affittuari, prevedere insieme una formazione, organizzare riunioni comuni. Importante è che non siano loro a gestire il salone ma che siano inseriti in un team che sappia già come muoversi”. Clausole? “Solo una: chi lascia la nostra poltrona non può aprire un salone di proprietà entro una distanza di 50 chilometri. Per quanto riguarda i punti da migliorare, vorrei che fosse tutto più chiaro a livello di Ispettorato del lavoro e Finanza ”.

Formule più snelle

Certo le difficoltà non mancano, soprattutto in queste prime fasi di sperimentazione. Durante la nostra inchiesta, le problematiche più frequenti segnalate da chi vorrebbe o sta per attivare il nuovo contratto sono state:

  • L'impossibilità di esercitare l'attività senza la presenza del titolare del salone: c'è chi vorrebbe lavorare nei giorni di chiusura dei saloni ma secondo le disposizioni comunali questo non è possibile. E se il titolare del salone trova “ghiotta” l'idea di un'apertura no-stop, non sempre è disposto a sacrificare il proprio giorno libero.
  • Limiti di utilizzo degli spazi: chi ha meno di tre collaboratori può affittare solo una poltrona/cabina, indipendentemente dal numero di giorni previsti dal contratto. Da qui l'interrogativo (lecito!) di molti acconciatori ed estetiste: se la presenza di un affittuario si limita ad un paio di giorni a settimana perché non affittare i rimanenti giorni ad altri interessati?
  • Perplessità sulla delibera, al punto in cui si dice che: “in caso di controllo della Guardia di Finanza, la mancata emissione dello scontrino fiscale porterà a specifici provvedimenti adottati dall'autorità con sanzioni progressive non solo nei confronti dell'inadempiente ma anche imputabili al titolare/affidante”. Ma se si affitta ad un'impresa autonoma si deduce che il tipo di rapporto sia di rispetto dei propri spazi d'azione, non si può allora pensare che il titolare/affidante possa andare a controllare che l'affidatario abbia compilato correttamente le ricevute fiscali.

Dubbi, domande, limitazioni che saranno materie dei prossimi incontri tra i rappresentanti di Cna Benessere Sanità e i Comuni, nella speranza di portare l'iniziativa in ogni angolo d'Italia arrivando a forme più snelle di contratto. Perché, come sostiene il presidente Savino Moscia “il futuro che ci aspetta è fatto di un numero minore di saloni, ma più strutturati ed efficienti”.più ampi”

Cos'è la poltrona in affitto?

Una formula contrattuale che permette ad un salone/centro estetico di affittare una poltrona/cabina ad un altro collega del settore affinché possa svolgere il proprio lavoro in piena legalità e senza dover necessariamente aprire una propria struttura.

Questo permette di:

  • risparmiare sui costi fissi della struttura;
  • aumentare il numero di clienti che entra in salone;
  • offrire più servizi specializzati;
  • fidelizzare la clientela.
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