22 Settembre 2021

Forza Unipro!

Nell’assemblea di fine giugno, Fabio Franchina – dopo tre mandati consecutivi e dopo l’approdo al vertice di Colipa – ha passato il testimone a Fabio Rossello. Una presidenza annunciata.


Rossello è un imprenditore che ormai da tempo “respira” ritmi e strategie della vita associativa. Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di vicepresidente, ha partecipato ai lavori di giunta in Federchimica, si è occupato del Centro Studi che, dice, “tutti ci invidiano”. Tutto questo, accanto al ruolo che lo vede impegnato lontano da via Accademia 33 come amministratore delegato della Schiapparelli e consigliere delegato della Paglieri (Holding) di cui detiene il 20% del capitale.

Nel suo discorso di insediamento il 29 giugno scorso aveva espresso “orgoglio e onore di rappresentare un’associazione che si è sviluppata nel tempo sotto il profilo della reputazione, non solo interna, ma anche esterna, attraverso le sue attività di promozione, rappresentanza, servizi offerti agli associati”. Lo abbiamo incontrato nella sede milanese di Unipro. E gli abbiamo chiesto di raccontarci attraverso quali strategie, quali strumenti intende perseguire questi obiettivi contribuendo, nel contempo, a traghettare l’associazione e le imprese fuori dalla stagnazione prodotta dalla crisi. All’insegna del lavoro di squadra perché, dice, “nella mia vita ho sempre lavorato in questo modo e non saprei fare altrimenti…”.

Fabio Rossello – al di là degli incarichi in azienda e Unipro – è comunque un uomo di marketing: nei contenuti e negli obiettivi. Emerge chiaro dalla nostra intervista, ma ancor più dall’approfondita e variegata conversazione che ha dato forma a questo scambio di domande e risposte. A dispetto di un profilo con laurea in Ingegneria Elettronica e specializzazione in Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, Rossello è perfettamente a suo agio tra marketing, sociologia, filosofia. Senza però mai perdere d’occhio la concretezza.

Che cosa ama della vita associativa?

Lavorare su progetti e percepire che quanto si realizza è di grande utilità. Significa crescere insieme e creare un business che ha una eticità e che può imprimere un’evoluzione importante. Mi appassionano, nell’attività associativa, la coerenza, la concretezza e, aggiungo, la trasparenza.

Oggi Unipro chi rappresenta?

È il punto di riferimento delle imprese dell’industria cosmetica italiana. Abbiamo una rappresentanza quasi totalitaria che supera la soglia del 95% e ne siamo orgogliosi. Inizialmente svolgeva un ruolo di servizio, trasformato via via in un approccio lobbistico, anche se il termine è molto, molto limitativo. È un’associazione ricca di idee e siamo veramente marketing oriented. Oggi offriamo un’assistenza business che non coinvolge solo l’aspetto regolatorio, che resta tuttora fondamen-tale e che dobbiamo continuare a presidiare con istituzioni e imprese. Vogliamo diventare punta di diamante per aiutare le aziende a crescere in un canale, qual è il nostro, in controtendenza rispetto al trend generale. Quindi, diventare ancora più fruibili. Abbiamo una struttura eccezionale, pochi possono vantarne una sia per competenze e preparazione sia per tipologia e capacità di relazionarsi. A livello internazionale vedo poche realtà come Unipro. E poi oggi, oltre a rappresentanza, appartenenza, regolatorio ed etico sociale, abbiamo anche un’ulteriore opportunità: definire insieme alle imprese il confine tra cosmetica e benessere. E, mi creda, non è un tema che attiene alla filosofia, è molto concreto e attuale…

La presidenza Rossello si muoverà all’insegna della rottura o della continuità?

Va dato atto che ogni presidenza ha impresso un ritmo e ha aggiunto uno step. Io spero di dare il mio. Ho una sensibilità molto customed/marketing oriented e vorrei Unipro ancora più vicina alle imprese, per un sostegno a 360 gradi. Arrivando anche ad interpretare/anticipare le tendenze. Perché la cosmetica ha molte affinità con il mondo della moda. Siamo, per così dire, paralleli. In una battuta, la moda è sopra la pelle, noi siamo sulla pelle. E sono convinto che dobbiamo avvicinarci al fashion in una prospettiva di mood: nella capacità cioè di interpretare le tendenze per essere pronti ai cambiamenti che le aziende devono compiere.

Unipro che “indossa” i panni del trend setter?

Certo che no, non è il nostro mestiere, né la nostra mission. Il “core business” rimane il regolatorio e quanto attiene agli aspetti tecnici ma vogliamo presidiare anche altre realtà. Per esempio, sviluppare analisi di mercato dalle quali emerga l’importanza del made in Italy.

Un plus nazionale che merita una riflessione in più: oggi quanto “pesa” favorevolmente il made in Italy sui volumi economici?

Nella cosmetica il made in Italy è significativo ma non è sempre percepito nella sua reale dimensione e importanza. Mi basta un numero per far comprendere. Oggi il nostro comparto ha un export di 3 miliardi con 1 miliardo di bilancia commerciale a favore, cioè positiva. Se pensiamo che il complessivo italiano è sbilan-ciato per due miliardi e mezzo, la cosmetica detiene addirittura il 50% del complessivo sbilanciamento. E lo ripeto, sbilanciamento positivo… Beh, sono numeri importanti.

Direi di più: è ossigeno puro per il fatturato di molte aziende del nostro settore…

E c’è ancora un enorme spazio di crescita. L’export oggi è un traino rispetto al mercato interno dove siamo un po’ stagnanti anche se performiamo molto meglio di altri comparti economici. Per fortuna ci si sta rendendo conto, anche all’estero, che è riduttivo ragionare solo sul prezzo, bisogna valorizzare la complessità di costruzione dei nostri prodotti.

Caliamoci nuovamente in una prospettiva di mercato interno: quale ruolo gioca oggi il mondo beauty nello scacchiere economico? Perché la sensazione è che siamo poco percepiti da establishment e opinione pubblica rispetto ad altri settori come food, calzaturiero, fashion…

Purtroppo è una sensazione corretta. E stiamo lavorando per far capire che è anche profondamente sbagliata. Analizziamone le ragioni. Basta un esempio: il profumo è stato sempre visto come un genere voluttuario, ma non è affatto così.

Cosa può fare Unipro per invertire questa tendenza?

Rispondo con un impegno: la mia presidenza manterrà un’attenzione costante per promuovere e diffondere il ruolo sociale della cosmetica. È quasi il titolo che potrebbe avere il triennio di presidenza che mi aspetta. La cosmetica ci accompagna quotidianamente, fin dalla prima necessità della detergenza. Ebbene, in una società dove le relazioni evolvono molto velocemente, si fanno più complesse, e i valori di riferimento più incerti, ci sono invece alcuni punti che sono intrinseci al nostro essere: “Se sto bene con me stesso sto bene con gli altri”. Ecco che allora noi, aziende della cosmetica, entriamo in questo assunto in modo determinante: riusciamo a dare qualcosa alle persone per stare meglio con se stesse.

Una peculiarità che appartiene anche al fashion…

Certo, c’è un po’ in tutti i settori ma nella cosmetica permette una personalizzazione immediata: ciascuno diventa artista di se stesso, oltre a curarsi e a rallentare l’invecchiamento. Contribuiamo a far ritrovare alcuni aspetti della propria identità. È questo il nostro ruolo e dobbiamo valorizzarlo. Perché è un ruolo sociale reale che però non si vede. È sempre un po’ sfuggito mentre le istituzioni dovrebbero comprenderlo in tutta la sua importanza. Ma non è tutto: la cosmetica investe in ricerca tra il 6 e l’8% contro la media del mercato che non supera il 4%. Cosa significa? Che i contenuti ci sono! Ci sono una grandissima ricerca tecnologica e anche un’attenzione spasmodica alle evoluzioni del consuma-tore. Penso che il nostro settore, meglio di tanti altri, abbia la capacità di soddisfare i bisogni di un consumatore che chiede grande offerta di scelta. In base al suo percepito, al suo vissuto.

E questo inevitabilmente ci porta ad affrontare la questione dei canali distributivi. Sono veramente tanti, differenziati e perfettamente targetizzati: gdo, profumeria, saloni d’acconciatura, centri estetici, erboristerie…

I canali sono tanti, c’è una grande trasversalità. E sono convinto che questa peculiarità è una forza, non una debolezza. Si compra nel mass market, ma anche in farmacia, in profumeria oppure dal parrucchiere… Abbiamo due canali oggi che sono un po’ sofferenti: la grande distribuzione, certamente non per volume ma per valore, e il mondo del professionale, quello appunto dei saloni di acconciatura. Si percepisce una contrazione del potere d’acquisto dei consumatori. Ma sono comunque oscillazioni intrinseche al sistema ne

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