24 Settembre 2021

Coiffure vs Crisi

Una ricerca di Unipro rivela come i saloni italiani cercano di non soccombere sotto il peso della crisi. 


la crisi e i parrucchieri

“Nel mondo beauty, l’acconciatura è oggi il settore che soffre maggiormente l’attuale congiuntura economica ma anche quello che più si interroga sulle strategie da mettere in atto per uscire dalla crisi”. Lo ha detto Gianni Manzetti, presidente Gruppo Prodotti Professionali per Acconciatori di Unipro, annunciando i risultati dell’indagine I parrucchieri in Italia oggi, realizzata per Unipro dalla società di ricerca Tote Next. 

Due, secondo Manzetti, gli elementi di criticità del comparto: “Il primo è il numero basso di collaboratori: la media italiana è di circa due addetti a salone contro gli oltre tre europei. Una realtà che rende difficile l’iter di formazione perché gli acconciatori non riescono ad assentarsi dal loro posto di lavoro. Il secondo elemento critico è la presenza di molte associazioni di categoria che si muovono su percorsi paralleli ma che ora, grazie agli interventi di Unipro, stiamo cercando di riunire attorno ad uno stesso tavolo”. Un tavolo comune che potrebbe vedere la luce già nei prossimi mesi e sul quale sarà interessante portare anche i risultati di questa ricerca che mette in risalto le principali caratteristiche dei saloni italiani e, soprattutto, cerca di individuare quali strategie i parrucchieri abbiano messo in atto per non soccombere sotto il peso della crisi economica.

Giorgio Nunia, titolare di Tote Next, ha così presentato gli obiettivi dell’indagine: “Ci eravamo posti tre traguardi. Il primo, rilevare il vissuto dei professionisti dell’acconciatura nei confronti dell’attuale congiuntura economica e valutare la percezione sulle prospettive future. Il secondo, segnalare le azioni messe in atto dagli acconciatori nell’ultimo anno per contrastare la crisi economica. Infine, terzo, individuare le principali criticità esistenti nel rapporto parrucchieri/aziende tricologiche ed evidenziare le potenziali aree di intervento”. 

la crisi e i parrucchieriLa ricerca è stata condotta lo scorso febbraio attraverso interviste telefoniche su un campione di 1.000 saloni donna/unisex rappresentativo per area geografica, ampiezza di centro, numero di addetti. Le quote campio-narie sono state tratte da un’indagine precedente (Geomapping Parrucchieri, Tote Next), che ha presentato anche alcuni interessanti dati. A cominciare dal numero dei saloni presenti in Italia: 73 mila donna/unisex, 19 mila uomo. I primi (quelli presi in considerazione per ricavare il campione della ricerca) sono concentrati per il 30% a Nord Ovest, per il 24% a Nord Est. Seguono: 20% al Centro, 26% Sud e Isole. Di questi, il 65% ha in salone 1/2 addetti, il 29% 3/4 addetti e solo il 6% dichiara oltre 5 collaboratori. 

E poi altri dati in ordine sparso che hanno un indubbio interesse: il 34% dei saloni è informatizzato, il 55% si dichiara unisex, il 94% è indipendente. L’età media dei titolari è di 45,5 anni mentre il canale d’acquisto preferito è il rappresentante (73%). 

 

All’interno di questo contesto generale, sono state individuate quattro tipologie salone: 
1. piccoli economici 
2. piccoli dinamici 
3. medio-grandi classici 
4. medio-grandi élite 

 

Prima di esaminare caratteristiche e numeri di queste quattro tipologie, vediamo cosa hanno risposto a Tote Next alla domanda: “Come vivete la crisi e quali strategie avete adottato?” 

Misure anti-crisi 


Come anticipato da Gianni Manzetti, i risultati dell’indagine denunciano un andamento fortemente negativo. Alla domanda “Come hai vissuto gli ultimi 12 mesi?” così ha risposto il campione di saloni italiani: 

 

  • il 46% ritiene che la situazione sia molto peggiorata 
  • il 34% che sia un po’ peggiorata 
  • solo l’1% afferma che è migliorata. 

 

E per i prossimi mesi? 

 

  • Il 54% è convinto che la situazione rimarrà invariata 
  • solo il 4% ritiene che migliorerà. 

 

In merito alle misure anti-crisi adottate nel 2011, emergono molti tentativi di combattere la congiuntura in modo propositivo: 

 

  • il 30% ha adottato promozioni sui servizi
  • il 21% ne ha introdotto dei nuovi
  • il 19% ha rinnovato gli allestimenti in salone
  • il 9% ha allungato l’orario di apertura
  • il 10% ha aumentato gli investimenti pubblicitari. 

 

Non mancano però iniziative ancora più profonde come:

  • l’aumento del prezzo dei servizi (22% contro il 6% che li ha diminuiti)
  • la diminuzione del personale (12%)
  • l’uso di prodotti tecnici più economici (5%). 

 

Vediamo che “aria tira” all’interno delle quattro tipologie di salone… 


le tipologie di parrucchieri

Ebbene, a soffrire maggiormente il momento sono i parrucchieri con piccoli saloni economici, che subiscono la crisi senza affrontarla

I piccoli dinamici si dimostrano invece pessimisti ma affrontano il periodo con determinazione e precise misure anti-crisi come riduzione delle spese generali, aumento dei prezzi (abbinato a promozioni), introduzione di nuovi servizi, aumento del budget pubblicitario. 

I saloni medio-grandi classici affrontano la contrazione economica soprattutto attraverso le promozioni sui servizi (39%). 

Infine, i medio-grandi élite sono più in assoluto i più attivi e reagiscono alla crisi mettendo in atto un gran numero di azioni positive: promozioni, nuovi servizi, aumento degli orari di apertura, maggior pubblicità, prodotti tecnici più prestigiosi… 

Saloni vs aziende 


Ma i quattro saloni tipo italiani presi in considerazione dalla ricerca come si rapportano con le aziende? 

1. Saloni piccoli economici 33.580, il 46% del totale.
Sono saloni di paese, generalmente non informatizzati. Titolare di età piuttosto alta, 1/2 addetti e un listino prezzi molto basso.
Versus aziende – Si distinguono per uno scarso interesse verso nuove linee e verso i rappresentanti dei brand. Dimostrano invece maggiore interesse per convenienza dei prodotti e offerte commerciali. 

2. Saloni piccoli dinamici 13.870, il 19% del totale.
Sono piccoli saloni di città, informatizzati, con titolari giovani, 1/2 addetti e prezzi medio-alti.
Versus aziende – Dimostrano scarso interesse per i prodotti di origine naturale e dichiarano una marcata insoddisfazione per i materiali promozionali che vengono forniti. Sono attenti alle condizioni commerciali e alla convenienza dei prodotti.

3. Saloni medio-grandi classici 14.600, il 20% del totale.
Sono i saloni di città di media grandezza, non informatizzati, con titolari non giovani, 3/4 addetti e prezzi medio-bassi.
Versus aziende – Affrontano la crisi mettendo in atto poche azioni e nelle richieste alle aziende si distinguono poco dal profilo generale dei saloni. 

4. Saloni medio-grandi élite 10.950, il 15% del totale.
Sono i medi e grandi

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