20 Settembre 2021

Gigi Gandini, una carriera di successo

Classe ’34 e occhi azzurro-cielo, osservatori. Uomo tenace e volitivo, ha rappresentato l’Italia nei concorsi di tutto il mondo. Vive il lavoro con passione, ama la ricerca e l’entusiasmo dei giovani…


I tuoi inizi: figlio d’arte?

è stato mio fratello Domenico, barbiere da uomo, a volermi nel suo salone. Presto però iniziai a collaborare con un parrucchiere per signora. Mi appassionai immediatamente all’arte di fare acconciatura.

Proprio lì avvenne l’incontro con tua moglie?

è stata una fortuna: lei ha sempre fatto crescere i nostri saloni e io ho potuto dedicarmi alla formazione.

Poi le collaborazioni con le tante famiglie artistiche…

Ho sempre desiderato migliorarmi. Così sono andato all’Unasas di Milano: ho fatto 5 anni di formazione, vinto la borsa di studio poi sono diventato insegnante, quindi Maestro. Allora per acquisire queste cariche dovevi sostenere esami e partecipare a competizioni internazionali. Così mi innamorai di quel mondo: dopo tante vittorie passai all’Unfaasm con la responsabilità delle competizioni. E alla vicepresidenza mondiale dell’Oai, negli anni ’90.

La presidenza a livello internazionale, i tanti viaggi: come ti hanno cambiato?

Tutto il mio percorso mi ha aiutato a crescere: confrontarti con gli altri ti migliora. Se sei convinto di essere il più bravo, ti sei già fermato. Bisogna dialogare, stare con la gente: è questa la mia passione. 

Cosa ne pensi della formazione, oggi?

Una volta si era bravi artigiani ma si mancava di imprenditorialità, adesso si deve essere al 50% bravi manager e al 50% avere manualità. Soprattutto trasmettere il proprio sapere ai collaboratori. Lo slogan del mio Club – 250 saloni ormai da 10 anni – è “Assieme per crescere”, chi si isola scompare perché la creatività è un periodo, è limitata. Stando insieme si è più forti. 

Che responsabilità ha un maestro verso i giovani?

A volte penso di essere stato troppo rigido con i ragazzi, perché io avevo fatto molti sacrifici e pretendevo che anche gli altri li facessero. Oggi vedrei l’insegnamento in modo più morbido: soprattutto presterei attenzione a tutti gli aspetti della professione. Oggi i giovani tendono a fermarsi al taglio, mentre devono imparare a rendersi autonomi sotto ogni punto di vista, anche tecnico.

Parlaci delle tue scuole nel mondo…

Durante una tournée in Australia ho avuto occasione di conoscere la mia attuale socia: abbiamo comprato una struttura di 7 piani nel centro di Bangkok ed è diventata una delle scuole più importanti del mondo, che diploma ben 2.000 allievi l’anno… Anche le scuole di Montreal e Praga mi danno grandi soddisfazioni.

Dopo varie partnership con tante aziende adesso sei art director in Vitality’s…

Sì, come Gigi Gandini sono in Vitality’s da 9 anni, e da quest’anno lo sono anche tutti i 250 saloni del Club e i 20 del mio Team. Ho dato priorità al rapporto umano che si è venuto a creare e agli obiettivi comuni, che sono soprattutto dare importanza ai servizi, nel senso di darne cultura a distributori e parrucchieri, che devono acquisire in imprenditorialità.

Un ricordo dei grandi maestri?

Li ho conosciuti tutti, dai Vergottini a Sassoon, perché è lì che è nata l’arte dell’acconciatura e si è fatta conoscere l’importanza del nostro mondo. Vidal? Commovente: si emozionava, sempre. Llongueras? Uno stregone, simpaticissimo. E tra i francesi, dopo il grande Alexandre, a me piace Avogadri. 

Lo show che ti ha emozionato di più?

Quando ho lavorato in Thailandia di fronte alla Casa Reale, per una serata di beneficenza con 5.000 persone. Un’emozione enorme e un grande successo: è lì che ho deciso di ritirarmi. Non potevo volere di più. E ho continuato a fare beneficenza con i Lions…

Qualche rimpianto?

Non aver imparato un’altra lingua, per riuscire a dialogare con tutte le persone in maniera diretta. 

Hai un ricordo anche di Estetica?

Bellissimo. Nel 1976 Mino Pissimiglia, che ci seguiva sempre, ai Campionati del mondo di New York venne a darmi in anteprima la notizia: “Gigi, abbiamo vinto”. Mi ricordo ancora il boato al Madison Square Garden, con 20.000 persone. E qualche giorno dopo mi arrivò la lettera con cui Mino mi faceva socio onorario di Estetica.
Un sogno di Gigi Gandini che ancora si deve avverare?
Li ho realizzati tutti: le vittorie ai Campionati, le presidenze, le scuole, sono socio onorario del Fellowship, mi sono esibito per ben 7 volte all’Alternative: devo essere grato per quanto ho avuto, sia a livello professionale, sia personale…

Identity card

Nasce a Valeggio sul Mincio il 22 gennaio del 1934. Sposato da 52 anni con Renata ha un figlio che adora, Nicola, di 42 anni, imprenditore. Coltiva l’hobby della pesca, qualche volta va a caccia ed è appassionato di giardinaggio. Il suo piatto preferito sono i tortelli di zucca, ma non rinuncia alla cucina thailandese.

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